Ciancimino jr e l'ombra del "regista occulto"

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo interrogato per tre ore a Parma. Ora spetterà al gip di Parma, Alessandro Conti, decidere domani mattina sulla convalida del fermo e sull'eventuale misura cautelare

PALERMO. Ora che viene accusato di avere falsificato un documento per calunniare l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, Massimo Ciancimino - interrogato oggi a Parma dai pm di Palermo dopo il suo fermo - è stato chiamato a dare spiegazioni su tanti punti oscuri della sua collaborazione.
Per tre ore il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo ha risposto alle domande dell'aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. E non è mancato il 'colpo di teatro': "Andate nella mia casa di Palermo - ha detto - dove troverete alcune candelotti di esplosivo. Me li hanno recapitati la settimana scorsa, ma non ho detto nulla perché non volevo creare altre preoccupazioni alla mia famiglia". Il "pacco bomba", trovato nel giardino dell'abitazione, è stato recuperato dagli artificieri della polizia scientifica che hanno lavorato a lungo per recuperarli senza pericolo. Di fronte ai Pm, Ciancimino jr. si è difeso dalle accuse sostenendo di non aver manomesso il documento in cui sarebbe stato aggiunto il nome di De Gennaro.
Ora spetterà al gip di Parma, Alessandro Conti, decidere domani mattina sulla convalida del fermo e sull'eventuale misura cautelare. Alla domanda sul perché abbia manipolato lo scritto del padre allargando la lista degli uomini del "quarto livello" si aggiunge il dubbio che l'operazione non sia solo farina del suo sacco. Anche in questo caso, Ciancimino ha respinto, tra le lacrime, ogni accusa. "Non ho manomesso il foglio - ha ribadito - né so chi potrebbe averlo fatto".
Ma gli interrogativi rimangono. Qualcuno sta manovrando il superteste che ha parlato troppo? "E' un'ipotesi che non si può scartare" dice il pm Antonio Ingroia che coordina l'inchiesta, lasciando intravedere la regia occulta di un "puparo" evocato dalle domande dei giornalisti. "Valuteremo tutto con attenzione", assicura Ingroia che tuttavia avverte: "Ci sono dichiarazioni di Ciancimino, riscontrate da elementi specifici, che stanno in piedi a prescindere dalla sua credibilità generica".
Da tre anni Ciancimino jr riversa sui tavoli dei magistrati di varie procure documenti del padre su una presunta "trattativa" tra lo Stato e la mafia nella quale sarebbero coinvolti uomini delle istituzioni e di strutture "deviate": un concentramento di poteri e di figure di primo piano che costituirebbero una sorta di "quarto livello". Davanti alla mole di carte ripescate nell'archivio paterno e depositate a getto continuo, i magistrati si sono trovati di fronte a un labirinto di verità parziali o verosimili e ora anche di un falso. I primi a interrompere lo stillicidio delle dichiarazioni "a rate" sono stati i pm di Caltanissetta che a dicembre hanno iscritto Ciancimino nel registro degli indagati ritenendo calunniosi i suoi riferimenti a De Gennaro e al funzionario dei servizi segreti Lorenzo Narracci che, secondo Ciancimino, sarebbero stati "vicini" al fantomatico "signor Franco o Carlo" con il quale il padre tramava da molti anni. Quando ha appreso di essere indagato, Ciancimino ha chiuso i rapporti con i magistrati nisseni. Del resto era stato lo stesso procuratore generale di Caltanissetta, Giuseppe Barcellona, nell'agosto del 2009 a liquidare Ciancimino come un personaggio "assai equivoco, di modesto spessore culturale".
Il superteste dopo aver minacciato di concludere la sua "collaborazione", ha continuato a parlare invece con i pm di Palermo ai quali ha consegnato altre carte, compresa quella che ha svelato l'inganno. Il procuratore Francesco Messineo difende la linea del suo ufficio. E a chi accusa la Procura di essersi appiattita sulle rivelazioni di Ciancimino replica: "Credo che il provvedimento di fermo emesso nei suoi confronti ponga fine a tutte quelle illazioni assolutamente infondate circa un atteggiamento particolarmente morbido o protettivo della Procura nei suoi confronti".
Ma tra gli uffici giudiziari di Palermo e di Caltanissetta potrebbe nascere un conflitto di competenza. Entrambi, infatti, indagano sullo stesso personaggio per la stessa ipotesi di reato nei confronti dello stessa "parte offesa". Presto il nodo potrebbe arrivare al pettine.

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