Romano e De Simone: "Delitti legati da un filo sottile"

C'è una piccola pista che unirebbe i due omicidi: i nomi delle vittime inseriti nelle ordinanze di vecchie indagini

PALERMO. C’è un filo che lega Davide Romano e Claudio De Simone. Al momento si tratta di un filo sottile, nascosto nelle carte e nei brogliacci di vecchie ordinanze. Magari non moltissimo per dire che ci sia un collegamento tra i due giovani — trovati morti a 36 ore l’uno dall’altro — e soprattutto tra i due delitti. Ma pur sempre qualcosa. Diciamo una piccola pista, che i carabinieri stanno esaminando e che trae spunto, tra le altre cose, dalle carte della retata antidroga che nell’aprile del 2008 portò all’arresto di ventuno persone nella zona dell’Acquasanta. Sarà una coincidenza, ma tra le 764 pagine di quell’ordinanza, assieme a quello di Davide Romano spuntano anche altri nomi «interessanti». Il primo è quello di Giuseppe Ruggeri, genero del latitante Antonino Lauricella, arrestato nella stessa operazione in cui, tra gli altri, finì in cella anche Angelo Galatolo, figlio del boss dell’Acquasanta. Nella notte in cui Romano è stato ucciso, tra il 4 e il 5 aprile scorsi, davanti all’abitazione di Ruggeri la polizia fermò Nicolò Pecoraro, un anziano uomo d’onore molto vicino (almeno in passato) alla famiglia Romano, trovato con una calibro 7,65 compatibile con quella usata per ammazzare Davide Romano. È ancora presto per dire se Pecoraro ha avuto un ruolo nel delitto o se, viceversa, la sua presenza nella zona di corso dei Mille avesse altre finalità. 
Dall’autopsia, compiuta sabato scorso, emerge chiaramente che l’ora del decesso, a differenza di quanto si era pensato in un primo momento, risale a prima del fermo di Pecoraro. In questi giorni dovrebbero arrivare anche i risultati degli esami balistici compiuti sull’arma del mafioso del Borgo Vecchio, dai quali potrebbero arrivare conferme.
Ma non è finita. Perché, sempre tra le carte dell’operazione antidroga compiuta dai carabinieri esattamente tre anni fa, in un’intercettazione due indagati fanno pure il nome di Vincenzo De Simone, professione portinaio, fratello del giovane assassinato venerdì scorso a Borgo Nuovo. Che, oltre ad essere stato condannato a 11 anni per avere ucciso la moglie, Teresa Lipari, per motivi passionali, in quell’ordinanza viene indicato come un piccolo fornitore di hashish, da contattare in sostituzione di Davide Romano, visto che quest’ultimo «col fumo non ci combatteva più». Al momento per il delitto di Claudio De Simone gli investigatori del reparto operativo privilegiano la pista della droga, un ambiente molto familiare anche a Romano. Ma i due fratelli non sono completamente estranei ai giri mafiosi: la sorella di Claudio e Vincenzo De Simone è infatti la moglie di Vincenzo Collesano, il boss di Partanna-Mondello accusato di essere uno dei luogotenenti del clan Lo Piccolo. Fu proprio una relazione tra Collesano e Teresa Lipari, il 5 novembre 2007, a far scattare la furia omicida di Vincenzo De Simone. Ma questa (almeno per ora) è un’altra storia.

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