Piano immigrati, è scontro tra Regione e Stato

Lombardo calcola che per l’emergenza a Lampedusa il governo siciliano ha già speso 2,2 milioni tra rifornimenti alimentari e idrici, pulizia straordinaria e assistenza medica. E parla di "misure inadeguate messe in atto fino ad ora"

PALERMO. «Siamo tutti lampedusani»: ha gridato davanti ai microfoni delle Tv, e poi ha chiamato a raccolta «gli assessori regionali e le mamme dell’isola» per seguirlo a Roma. Lì stamani Raffaele Lombardo avrebbe dovuto guidare la protesta «e fare l’inferno sotto Palazzo Chigi», dove doveva tenersi un Consiglio dei ministri straordinario al quale la Regione non era stata invitata. Invece, il Consiglio dei ministri è stato rinviato a domani. Oggi arriverà a Lampedusa Silvio Berlusconi per spiegare agli isolani le mosse del governo. E lì troverà ad attenderlo il presidente della Regione, ormai leader della protesta contro «le misure inadeguate messe in atto fino a ora».
Cronaca di una giornata di tensione, che ha attraversato tutta la Sicilia. Di buon mattino Lombardo ha calcolato che per l’emergenza a Lampedusa (ancora ieri i migranti erano 6.200, più degli abitanti), la Regione ha già speso 2,2 milioni tra rifornimenti alimentari e idrici, pulizia straordinaria e assistenza medica. Lombardo ha raccolto la protesta degli imprenditori del settore turistico, la Confindustria regionale in primis: «Sta passando il messaggio che la Sicilia è invasa dagli immigrati e che a Trapani c’è la guerra». Sulle principali mete stanno piovendo disdette e non si segnalano prenotazioni. Ieri anche i sindaci di Taormina e Giardini Naxos hanno protestato.
Sanità e sicurezza sono però le priorità. L’assessore Massimo Russo ha definito Lampedusa «una bomba pronta a eplodere». Lombardo ha detto che «da quando il governo ha annunciato i rimpatri forzati, a Mineo gli immigrati stanno scappando invadendo i centri abitati». Ieri l’emergenza si è allargata nel Trapanese, a Kinisia, e a Caltannissetta, dove si annuncia la crazione di tendopoli. E subito i sindaci si sono mossi, anche quelli del Pdl: per Michele Campisi «rischiamo un’intollerabile invasione e una guerra fra poveri in una città, Caltanissetta, che sta già scoppiando». Per Mimmo Fazio «fare una tendopoli a Kinisia è follia. Mi chiedo dov’è il Nord».
Lombardo si fa portavoce di questa tensione: «Il governo sceglie i siti senza il consenso delle Regioni». Il piano del presidente della Regione prevede invece che «questa gente sia accolta in mare, su navi da crociera o militari diposte come piattaforme off shore, e da lì smistata in altri siti nazionali. Bisogna impedire che Lampedusa diventi l’unico approdo. È una fetenzia che il governo non rispetti gli impegni presi». Per Lombardo il problema è la mancanza di strategia e credibilità del governo nazionale: «Non abbiamo più una politica estera, non siamo nè in pace nè in guerra. L’Italia non c’è più. Veniamo ignorati lì dove si prendono le decisioni su guerra e pace». Parole a cui risponde il Pdl. Il coordinatore Giuseppe Castiglione ha parlato con Maroni e si dice «rassicurato dal piano-sicurezza garantito su Mineo. E Lampedusa sarà restituita agli abitanti grazie all’impegno personale di Berlusconi». Gianfranco Miccichè è andato a Lampedusa con Pippo Fallica e Michele Cimino e ha assicurato che «le navi per trasportare altrove gli immigrati stanno arrivando» e che Tremonti «accetterà di fare dell’isola una zona franca». Per Miccichè «qualche errore è stato commesso ma Lombardo sta facendo terrorismo».
In questo clima l’Ars ha votato in serata un ordine del giorno unitario chiedendo di trasferire i migranti in altre regioni, di alleviare i disagi di Lampedusa ed evitare la creazione di tendopoli in Sicilia. Tutti d’accordo dal Pdl al Pd passando per Mpa, Fli, Udc e Pid: almeno questa è una tregua.

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