Palermo, paura al campo nomadi della Favorita

Centocinquanta tra kosovari e montenegrini sono scampati ad un incendio, causati da una fiammata di un camino rudimentale

PALERMO. Accanto alla baracca distrutta dal rogo della scorsa c'erano due grossi topi. Due topi uccisi da Mahemeti Adem, padre di sette figli che adesso all'interno del campo nomadi non sa più dove andare dormire con la sua famiglia. Vivono in condizioni disumane all'interno dello spazio della Favorita.



Centocinquanta tra kosovari e montenegrini, fuggiti anni addietro dalle guerre nella ex Jugoslavia e finiti nell'incubo del campo. Un incubo che si è materializzato la scorsa notte quando dal camino rudimentale tenuto acceso per proteggersi dal gelo della notte, una fiammata ha spazzato tutte le poche cose che aveva la famiglia. Poche cose, ma per loro un tesoro. Padre e madre e sette figli, per fortuna illesi, da ieri sono senza una casa. Hanno trovato rifugio, si fa per dire, in un'altra baracca occupata da un altro nucleo familiare. La baracca del capo del campo.



Che ci troviamo davanti a chi ha il controllo dell'intera cittadella dell'orrore ce lo dicono numerose scritte all'esterno in quella costruzione centrale dipinta di azzurro. «Capo Brend». Tutto attorno è miseria e povertà estrema e rischio infezioni soprattutto per i tanti bambini che vivono all'interno del campo. «Ditelo come siamo costretti a vivere - dice Rukie Adem la madre dei sette piccoli rimasti senza casa - Non abbiamo più nulla. Tutto è stato bruciato dall'incendio. Abbiamo avuto paura. Eravamo tutti al letto. Stavamo dormendo. A quell'ora qui si può fare solo quello. Vivevamo in un tugurio. Adesso non abbiamo più neppure quello. Ci dà una mano solo una parrocchia di Mondello e alcuni medici». Nel campo una discarica di spazzatura che nessuno raccoglie. Ci dicono che di tanto in tanto per proteggersi dai topi l'unico modo per eliminare la catasta di spazzatura è dargli fuoco. Da qui le proteste per la diossina da parte delle famiglie che vivono in quel quartiere.



Ieri pomeriggio in quella discarica c'erano alcuni cani che cercavano del cibo e che poi andavano a giocare con i bambini. «Dopo l'incendio divampato dal camino non ci è rimasto più nulla - dice il padre -. Siamo disperati. Chiediamo aiuto. Dateci una mano. Qui non si può vivere». Diverse baracche sono fatiscenti e costruite con mezzi di sopravvivenza. Solo alcune sono dei prefabbricati in legno. Il resto sono costruzioni in muratura che nulla hanno della abitazione. Quello che impressiona è la sporcizia in cui sono costretti a vivere i tanti bambini che ci accolgono e che trascorrono le giornate in quelle strade che con le piogge si trasformano in paludi. «Avete idea le zanzare che ci sono qui - dice la madre -. Il rischio infezione è davvero sempre presente». Poi nascosto sotto un vecchio maglione, apparentemente gettato per strada, il padre dei ragazzi ci mostra un grosso topo. «L'abbiamo ucciso poche ore fa, stava cercando di entrare una baracca - racconta Mehemeti Adem -. Se ne vedono nel campo continuamente». A fare scattare l’intervento sono stati i carabinieri, avvertiti dell’incendio, che è stato spento dai vigili del fuoco. La notizia è stata fornita ieri mattina, nel corso dei collegamenti dalla sala operativa dell’Arma con la trasmissione «Ditelo a Rgs».



Da tempo l’amministrazione comunale cerca una soluzione alternativa al campo della Favorita, peraltro attesa da interventi per i quali è necessario sgomberare quello spazio. Fra le ipotesi la ricerca di un’area confiscata alla mafia.

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