Dal petrolio ai mutui, è stangata per le famiglie italiana

La crisi libica potrebbe comportare una spesa maggiore di 720 euro all'anno per ogni nucleo. Problemi sopratutto al Mezzogiorno, dove, a causa delle inefficienze delle pubbliche amministrazioni sono in vigore aggravi straordinari

PALERMO. La crisi libica potrebbe comportare per ogni famiglia italiana spese per 720 euro l'anno. Mentre, giustamente, l'attenzione è concentrata sui risvolti umanitari e politici del progressivo disgregamento del regime di Gheddafi, c'è chi, legittimamente, s'è preso la briga di far di conto. Purtroppo non sono calcoli confortanti. I prezzi della benzina continuano a salire. Soprattutto nel Mezzogiorno dove, a causa delle inefficienze delle pubbliche amministrazioni sono in vigore aggravi straordinari. Il costo medio alla pompa è salito a 1,561 euro al litro per la verde e a 1,457 euro per il diesel. A livello geografico, le punte massime si registrano in Campania per la benzina (1,616 euro) e in Sicilia per il gasolio (1,497 euro). I salassi per le famiglie saranno piuttosto pesanti. Secondo gli ultimi dati Istat, la spesa per l'acquisto di beni energetici è di circa 300 euro mensili per famiglia. Se è vero che il prezzo del greggio è passato da meno di 100 a 120 dollari al barile, con un aumento del 20 per cento (destinato a crescere), allora la matematica dice che ogni mese saranno necessari circa 60 euro in più per fare fronte alla spesa energetica. Moltiplicando per 12 si arriva a 720 euro.



Lo stesso aumento del petrolio richiederebbe a ciascuna impresa un impegno aggiuntivo e non previsto valutabile attorno al milione di euro. Forse un po' meno, ma poco. Valuta Davide Tabarelli, direttore di Nomisma Energia, che una tipica azienda industriale italiana (20 milioni di chilowattora di elettricità e 10 milioni di metri cubi di gas consumati ogni anno) se il barile si stabilizzasse sui 120 dollari subirebbe un aggravio annuo di quasi 900 mila euro (un po' meno di 500 mila per l'elettricità, il resto per il metano) che diventerebbero quasi 2,7 milioni (poco meno di 1,3 per l'elettricità e 1,4 per il gas) se il barile puntasse stabilmente a 150 dollari. Gli "energivori" (cioé le imprese che hanno bisogno di molta energia), sarebbero naturalmente i più penalizzati e dunque più esposti ai brividi di una nuova crisi di matrice energetica: siderurgia, vetro, cemento ma anche ceramica, chimica, carta, alluminio, laterizi. Purtroppo i frutti avvelenati della crisi in Libia e negli altri Paesi del Nordafrica non si fermano qui. L'aumento del petrolio, come sempre, ha dato carburante all'inflazione. A febbraio in Europa è arrivata al 2,4%. Un tetto che non raggiungeva dal dicembre 2008.


L'incendio dei prezzi va spento con la pressione sui tassi d'interesse. Il presidente della Bce, Trichet, ha già fatto sapere che ad aprile, probabilmente, alzerà il costo del denaro di mezzo punto. Il semplice annuncio ha portato, in un giorno solo, l'Euribor a tre mesi dall'1,10% al 1,16% e quello a un mese dallo 0,87% allo 0,90%. Per i i mutui indicizzati una brutta botta. Prendendo per esempio un mutuo trentennale a tasso variabile di 150mila euro, ad ogni incremento dello 0,25% corrisponde un aumento della rata mensile di 17 euro, pari a 204 euro l'anno. Ma se i ritocchi fossero più di uno, a dicembre la rata potrebbe pesare anche 51 o 68 euro in più. Ma è finito anche il tempo delle mini-rate per i mutui a tasso fisso: il riferimento su ventennale che a fine agosto quotava 2,70%, venerdì scorso si è attestato al 3,90%. Il mutuo trentennale di 150mila ha quindi registrato un incremento mensile di 107 euro. E sono solo un ricordo anche i mutui fissi al 4%: i ventennali oscillano fra il 4,60% e il 5,57%, i trentennali fra il 4,80% e il 5,45%. Come difendersi? Difficile rispondere. L'esperienza, però, insegna che su scadenze molto lunghe come i prestiti immobiliari a venti o trent'anni alla fine è stato il finanziamento flessibile che ha consentito i risparmi maggiori. Forse varrebbe la pena ricordarlo in momenti difficili come gli attuali.

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