La Juventus senza qualità

In attesa di Milan-Napoli, la gustosa cena alla livornese con l'Allegri di scoglio impepato dalle malignità del Mazzarri di spiaggia, il campionato non s'è fatto mancar nulla, neanche una clamorosa doppietta del neo-parmigiano Amauri che sicuramente avrà fatto effetto a Torino. In Casa Juve piove sul bagnato: mentre si pensa a come disfarsi dello scomodo azionista Muammar Gheddafi - e a quale cifra metter sul contratto «in bianco» di Del Piero - la squadra va in piena crisi. La rovinosa caduta dell'anziana Signora ha fatto scandalo, ma a mio avviso è più scandaloso sottovalutare l'ottima prestazione del Bologna che non ha sconfitto gli avversari di sempre (dopo trentadue anni!) con colpi di fortuna ma con due gol del suo bravissimo e rinomato bomber Marco Di Vaio che ha certificato la superiorità netta dei rossoblù. Se poi si giustifica il fatto che i tifosi bianconeri - impegnati all'Olimpico a invocare il nome di San Luciano Moggi - considerino un oltraggio avere una squadra inferiore al Bologna, bè, mettiamo una lapide sul campionato con su scritto «Il gioco è finito».
Non faccio retorica e non invoco lo Sport ma il gioco, semplicemente il gioco: e quello della Juve - tanto per restare in tema - è penoso, degno di conoscere sconfitte; e siccome so quanto sappiano esser feroci certi ultrà con chi critica la Signora, dirò che sabato sera Marotta ha pubblicamente confessato (a me e a qualche milionata di telespettatori) che questa Juve non ha potenza né qualità. E se lo dice lui, che la squadra l'ha fatta, ne prendo atto. Ma aggiungo che da quelle parti non mancano i giocatori, mancano gli uomini, tutta gente convinta che basti indossare la mitica maglia per diventar campioni, e invece bisogna metterci anche grinta, testa, sudore.
Alla stessa maniera, si fa grande scandalo della vistosa e (parola di Delio Rossi) umiliante sconfitta del Palermo, così sottovalutando la magistrale, abbondante ma non maramalda vittoria dell'Udinese, la squadra che da tempo ho definito migliore per prestazioni e qualità dei singoli, vera fabbrica di gioco, di campioni, di gol (e anche corretta nel non perseguire un risultato ancora più umiliante che magari l'avrebbe portata cogliere un qualche record, fermo restando che Sanchez con il suo poker risulta il miglior realizzatore in trasferta di un campionato a 20 squadre ). Certo, a suo tempo l'Inter clamorosamente battuta al Friuli seppe portarsi meglio davanti ai fantastici ragazzi di Guidolin, soprattutto perché era riuscita a conquistare un inutile vantaggio, e allora la partita fu più brillante, divertente, ma la sostanza non cambia, e capisco come il Palermo, subito colpito dallo straripante Di Natale e dal fenomenale Sanchez, non abbia avuto energia fisica e mentale per reagire adeguatamente. È probabile che Zamparini giudichi finita la collaborazione con Rossi, a suo tempo definito Mister For Ever, ma ripeto: la vittoria dell'Udinese è un dato obiettivo, forse numericamente esagerato, e considererei non da Zamparini - più gentleman di quanto non dicano le sue abituali sfuriate - la cacciata del tecnico. L'ha detto anche un Miccoli molto maturo e responsabile, pur conscio del momento difficile e del caratteraccio del boss. Mi viene la tentazione di dire che il bel gesto di Ranieri, signorilmente dimissionario dalla Roma con danni (economici) vistosi, dovrebbe essere imitato da Rossi (e anche da Delneri): ma siccome si parla di sostituirlo con Beruatto, tecnico delle giovanili del Palermo come Montella lo era della Roma, non farei mosse avventate; proprio il risultato dei giallorossi (con il Parma, non con il Bologna, là dove il risultato l'ha fatto l'incredibile arbitro Banti) dovrebbe indurre a prudenza: il «guardiolismo» finora non ha portato bene al calcio italiano, a cominciare da una scelta - quella di Ciro Ferrara - che fa tornare in ballo proprio Ranieri e la Juve. Ma per chi pensa che il valzer degli allenatori dia vivacità al campionato, salti pure Rossi, o anche Delneri: io mi tengo i gol di Di Vaio, di Sanchez e del grande Totò. E per finire, ormai travolto da debordanti quanto inutili rievocazioni, visto che non esiste un protagonista della partitissima di stasera - non Ibra, non Cavani - degno d'essere paragonato al Pibe de Oro, aspetto che il Napoli si presenti a San Siro con la sua faccia migliore: convinto di farcela, senza complessi. Con Maradona nel cuore.

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