Caso Ruby, Napolitano l'isola della ragione

Il capo dello Stato, ancora una volta, dimostra di essere l'isola della ragione in questo mondo politico dominato dalle passioni. E così fa due affermazioni importanti: il presidente Berlusconi può difendersi nel processo con tutti gli strumenti che il diritto gli mette a disposizione; un governo che ha la maggioranza parlamentare ha il diritto di governare. In questo modo richiama le forze politiche alla moderazione, al rispetto del diritto e ad evitare quel clima di guerra civile che tutte stanno pericolosamente e irresponsabilmente diffondendo nel Paese.
Primo punto, il processo. In uno stato di diritto, quale per fortuna ancora e' l'Italia, il processo deve svolgersi secondo diritto, lo stato deve perseguire le ipotesi di reato, ma l'imputato, secondo la Costituzione, e' considerato innocente fino alla condanna definitiva e nel processo ha il diritto di utilizzare tutti gli strumenti che l'ordinamento gli mette a disposizione per difendersi. 
Quindi se c'è un processo il Premier deve affrontarlo, senza attaccare la magistratura e senza metterne in discussione l'indipendenza. Ma, fino a quando non sia superato dopo i diversi gradi di giudizio, ogni ragionevole dubbio, non potra' ritenersi colpevole. Nel processo poi potra' utilizzare tutti i mezzi di difesa che gli sono consentiti.
Tra l'altro il premier ed i suoi avvocati ritengono che, nel cosiddetto caso Ruby, Berlusconi abbia agito nella qualita' di presidente del consiglio. Se questo fosse vero dovrebbe essere giudicato dal Tribunale dei ministri, come e' stato chiesto dai suoi avvocati. Ora di fronte al diniego dei giudici di Milano restano aperte due vie. Quella di ricorrere in Cassazione che, nel nostro sistema giuridico, nel caso di incertezze sulla giurisdizione competente stabilisce in via definitiva qual è il giudice che deve decidere. E quella del conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, la cui praticabilità e', pero', stata esclusa da un'indiscrezione filtrata dal Palazzo della Consulta. 
Ma i suoi contenuti difficilmente possono essere condivisi. C'e' infatti un precedente della stessa Corte costituzionale (sentenza 241/2009) che sembra dimostrare il contrario. Il ministro Matteoli era sottoposto a procedimento penale per rivelazione di segreti d'ufficio e per favoreggiamento. Il tribunale dei ministri di Firenze riteneva che il reato non avesse natura ministeriale e rimise gli atti alla procura del tribunale ordinario. La Camera dei deputati ritenne il contrario e sollevo' conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. La Corte diede ragione alla Camera ritenendo che il tribunale non possa considerare che il reato sia comune senza investire della questione il Parlamento.
Quanto alla seconda parte delle affermazioni di Napolitano, possiamo dire che esse pongano fine al tentativo di strumentalizzare la Costituzione ed il Capo dello Stato per fini di parte. 
In questi giorni alcuni settori dell'opposizione hanno invocato lo scioglimento anticipato del Parlamento a causa delle tensioni che investono il governo ed il premier. Ma in una democrazia parlamentare come la nostra, lo scioglimento anticipato e' sottoposto, almeno, a due limiti. In primo luogo, lo scioglimento e' disposto se manca una maggioranza in Parlamento. Se una maggioranza c'è il governo che ne costituisce espressione ha il potere legittimo di governare. In secondo luogo, lo scioglimento anticipato e' un atto del Capo dello Stato che, per costituzione, deve essere controfirmato dal presidente del Consiglio.
La controfirma esprime la collaborazione istituzionale tra i due organi. Il che esclude in radice uno scioglimento disposto dal Capo dello Stato contro il governo. In un caso del genere saremmo di fronte alla trasformazione, per via illegale, del nostro sistema di governo in un sistema presidenziale.

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