A Bologna un ko che non deve sorprendere

L’amarezza per la sconfitta di Bologna è comprensibile. La sorpresa molto meno, perché a nostro parere il Palermo che si è esibito al Dall’Ara non vale più della formazione rossoblù. E per valore non intendiamo le potenzialità, la prospettiva, le quotazioni di mercato, piuttosto il combinato qualità-esperienza-organizzazione che decide ogni gara. La qualità rosa è stata menomata dalle assenze di Cassani e Balzaretti, le cui caratteristiche, come canta Vasco Rossi, danno un senso alla struttura dell’intera squadra rosanero, compensando le carenze di un centrocampo di passisti con poca fantasia. L’esperienza è quella che è, basta rileggersi le presenze dei rosa in A e l’esuberante Garcia ne è la prova vivente. L’organizzazione è andata a farsi benedire con la scelta di giocare con la difesa a «tre e mezzo» e con Nocerino marcatore aggiunto a destra. Come se di fronte ci fosse il Barcellona.
Dunque, non si tratta di una sconfitta «scandalosa», semmai di una sconfitta che richiama i limiti di questa squadra. Una squadra costruita con grande perizia in avanti, tanto che giocatori molto bravi come Miccoli o Hernandez vanno anche in panchina, ma con indubbie carenze in altri ruoli. Da anni il Palermo rinuncia a prendere collaudate alternative per i difensori esterni, come se Balzaretti e Cassani fossero di ferro. Da Savini a Garcia il risultato non è cambiato poi molto. Chiaro che non sia facile trovare ricambi all’altezza dei titolari (che ricambi sarebbero), però ricordiamo con una punta di ammirazione il fatto che il Chievo in Coppa Italia si presentò a Palermo con undici giocatori che la domenica precedente non erano stati titolari in campionato e nonostante tutto fece una buona gara perdendo solo su rigore. Al Palermo se mancano due titolari – soprattutto in certi ruoli – cambia tutto e anche domenica contro l’Udinese, senza Cassani, Delio Rossi dovrà inventarsi qualcosa.
Peraltro le «invenzioni» non fanno bene al Palermo. Come a Napoli anche a Bologna il diverso assetto difensivo ha sottratto un puntello al centrocampo creando una voragine in mezzo, tanto che la palla l’hanno avuta sempre i modesti felsinei. Questa squadra è nata per giocare con tre centrocampisti e non può rinunciarvi fin quando i suoi interpreti saranno questi. Per essere più chiari, avremmo preferito che Munoz rischiasse qualcosa di più su Di Vaio e che Nocerino fosse rimasto al suo posto, a tamponare e a spingere a sinistra. Anche perché, e qui chiudiamo il discorso sulle singolarità di Bologna, contro una squadra che giocava con due attaccanti larghissimi (Di Vaio e Meggiorini sembravano ali e non incrociavano mai) che motivo c’era di difendersi anche a cinque? L’avremmo capito solo se il Bologna avesse giocato con un «4-3-3» o se avesse avuto, invece del confuso Ramirez, un formidabile trequartista come Pastore.

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