Bimbi rom morti a Roma, soluzioni radicali contro nuove tragedie

La tragedia dei quattro bambini rom, morti a Roma in seguito a un incendio, ha posto alla ribalta l'emergenza nomadi nel nostro Paese. Il sindaco Alemanno non ha risparmiato critiche alla burocrazia capitolina e a quella statale per l'estrema lentezza con cui si procede alla realizzazione del "piano nomadi", deciso il 31 luglio 2009, che prevedeva campi attrezzati per 6000 rom e lo smantellamento di tutti gli accampamenti abusivi che esistono da molti anni, qualcuno addirittura da più di trent'anni.
Nessun sindaco di centro sinistra si è mai preoccupato di fare qualcosa di radicale, col risultato che le rive del Tevere si sono trasformate. Nascosti nella boscaglia ci sono rifugi, con tende e baracche rappezzate, abitate dai rom. I "campi" proposti a Roma sono più civili, dotati di servizi e controllati notte e giorno da vigili urbani. Ma, ovviamente, è necessario accelerare i tempi e soprattutto occorrono più fondi (30 milioni di euro), ha chiesto Alemanno a Maroni.
Se si vogliono evitare in futuro nuove tragedie, come quella di qualche giorno fa, non servono le "toppe", ma soluzioni radicali, che prevedano anche politiche mirate all'integrazione dei rom.
E tutto questo, contrariamente a quanto affermano tanti scettici o, peggio ancora, a chi fomenta xenofobia e razzismo, è possibile. Lo ha confermato il Rapporto della Commissione per i diritti umani del Senato, presieduta dal sen. Pietro Marcenaro. Intanto ricordiamo che i rom, i sinti e i caminanti sono in Italia 170-180 mila (in Europa, 11 milioni 500 mila, circa 2 milioni solo in Romania, 750 mila in Bulgaria, altrettanti in Ungheria, 800 mila in Spagna,400 mila in Francia, 250 mila in Gran Bretagna, 105 mila in Germania). La popolazione rom è costituita,per almeno il 40% da bambini. Questo dato dovrebbe,con una strategia adeguata delle istituzioni, facilitare una più celere integrazione con le popolazioni locali.
Secondo la Commissione del Senato è necessario predisporre un piano nazionale sulla questione rom e sinti, con una strategia flessibile, articolata su interventi mirati e con una "task force" nazionale al servizio delle istituzioni locali, delle ong e delle associazioni rom. Vi sono poi proposte specifiche sulla "questione minori", su cui forse sarebbe opportuno un intervento dell'Unicef Italia e delle altre organizzazioni di tutela dei minori e nel campo degli incentivi per favorire l'occupazione. Ma, dopo tanto discutere di "campi attrezzati", che certo rappresentano un miglioramento rispetto alle condizioni "inumane e degradanti "in cui vive oggi la maggior parte dei rom, si suggeriscono altre soluzioni per evitare la riproposizione di "crudele emarginazione" del popolo delle discariche.
Ma c'è un punto molto importante che i senatori sottolineano: la legge 20 luglio 2000, che ha istituito il 27 gennaio di ogni anno, la "Giornata della memoria", parla solo di sterminio ebraico (Shoah) e non fa alcun riferimento al genocidio dei rom nei lager nazisti (da 500 mila a un milione e mezzo di vittime). Una dimenticanza che è giusto riconoscere modificando al più presto la legge.

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