Sicilia, Editoriali

Appalti, fermiamo la corsa ai ribassi

PALERMO. L'iniziativa dell'assessore regionale alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo, di sottoporre alla discussione di enti locali, associazioni dei costruttori, sindacati, etc. un «atto di indirizzo», finalizzato ad affrontare la questione dei ribassi eccessivi nelle opere pubbliche è senza dubbio apprezzabile, ancor più dopo i contrasti e le polemiche con il suo predecessore.
Con esso, viene introdotto il sistema dell'«offerta economicamente più vantaggiosa», in base al quale i lavori non vengono affidati a chi fa lo sconto maggiore, ma, anche, sulla base di punteggi ottenuti con la presentazione, di proposte di miglioramento qualitativo del progetto.
A dire il vero, questo sistema era già presente nell'ordinamento legislativo siciliano e alcuni comuni vi avevano fatto ricorso, seppure in maniera alquanto occasionale. Con la sua iniziativa, Russo punta, invece a farne la regola, per gli appalti superiori ai due milioni di euro.
Oltre al paventato pericolo dell'eccessiva discrezionalità, con questo sistema, a nostro avviso, si corre il rischio che le proposte presentate dalle diverse imprese siano, inevitabilmente, molto simili. Questo fatto, unito all'antica propensione della burocrazia siciliana a non assumersi alcuna responsabilità, porterà ad attribuire a tutte le imprese partecipanti punteggi quasi uguali. Per vincere la gara, pertanto, l'impresa concorrente, oltre a impegnarsi a realizzare (senza oneri per l'amministrazione) miglioramenti parecchio costosi, dovrà fare un forte sconto sul prezzo, innescando nuovamente ed inevitabilmente il fenomeno della rincorsa dei ribassi, che ha portato all'attuale situazione.
L'elaborazione delle «linee guida» che, secondo il documento, dovrebbero dettare le regole si presenta, pertanto, alquanto ardua.
Anche apprezzando l'impegno dell'assessore a utilizzare, in modo forse un po' barocco (atti di indirizzo e linee guida invece di normali circolari e bandi-tipo), le sue prerogative assessoriali, il problema resta, pertanto, sempre quello iniziale: la necessità inderogabile di ripristinare, per gli appalti fino a cinque milioni di euro, il sistema che permette di aggiudicare i lavori non a chi fa il ribasso più alto, ma a chi più si avvicina alla media, opportunamente calcolata, delle offerte presentate, come accade attualmente per appalti inferiori ad un milione di euro.
Bisogna tornare, cioè, alle ipotesi normative troppo frettolosamente archiviate, l'estate scorsa, dal parlamento siciliano, sulla base di una (a nostro avviso) superficiale lettura delle sentenze della Corte Costituzionale e delle richieste dell'Unione Europea.
Su ciò, Ance Sicilia ha elaborato una proposta che, partendo dall'originaria impostazione della legge Merloni, con piccoli significativi aggiustamenti, riesce ad evitare il doppio rischio della convergenza su un ribasso unico e della formazione di cordate tra le imprese.
Oggi, il Comune di Milano, con la scusa dell'Expo 2015, aggiudica con il sistema delle medie i lavori fino a cinque milioni di euro, in deroga al Codice degli Appalti. Perché un analoga deroga della Sicilia dovrebbe minare l'ordinamento costituzionale e mettere a repentaglio l'appartenenza all'Unione Europea?
* PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE COSTRUTTORI EDILI DI PALERMO

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