Statali, premi per la produttività Nuovo scontro fra Cgil e Cisl

Brunetta: salari legati all'efficienza degli impiegati. Camusso: una presa in giro. La risposta di Bonanni: così si alimenta lo scontro

ROMA. Le retribuzioni complessive dei lavoratori pubblici non potranno diminuire per effetto della riforma Brunetta sulle fasce di merito: l'accordo raggiunto a palazzo Chigi sul salario di produttività nel pubblico impiego è stata l'occasione per un nuovo scontro tra i sindacati e il lancio di accuse sul ruolo "politico" delle organizzazioni.
La Cgil non ha firmato l'intesa e con il segretario generale Susanna Camusso ha definito l'accordo "una presa in giro per i lavoratori" e ha accusato Cisl e Uil di "correre in soccorso di un Governo un po' claudicante", insomma di essere una stampella dell'Esecutivo.
Immediata la risposta del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: "Sono irritato e dispiaciuto per le parole della collega Camusso - ha detto - il linguaggio usato oggi dalla Cgil alimenta il clima di violenza e intimidazione nei confronti di Cisl e Uil". Di fatto l'accordo cerca di limitare i "danni" che le retribuzioni pubbliche hanno subito con il blocco della contrattazione deciso con la manovra dell'estate del 2010 (niente aumenti nazionali fino a tutto il 2013). La parte accessoria del salario (quella legata agli aumenti di produttività) non potrà diminuire rispetto al livello raggiunto alla fine del 2010 per effetto dell'applicazione della riforma Brunetta sulle fasce di merito. La parte accessoria del salario invece potrà essere incrementata solo sulla base delle risorse aggiuntive che arriveranno dai risparmi delle singole amministrazioni.
I lavoratori pubblici - secondo i dati della Ragioneria riferiti al 2009 - sono nel complesso poco più di 3,3 milioni, per il 55% donne e guadagnano mediamente 34.500 euro lordi l'anno.
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