Palermo, Comune senza soldi: stipendi pagati coi fondi Cipe

Serviranno per i pagamenti delle mensilità dei dipendenti dell’amministrazione e per quelli di Amia, Amat e Gesip. Erano fondi destinati agli investimenti: nuovi bus, fognature, impianti di illuminazione

PALERMO. Allarme rosso al Comune. Le casse sono vuote. Niente liquidità. Mentre incombe il pagamento degli stipendi per i dipendenti comunali e per quelli di Amia, Amat e Gesip. Con una manovra contabile clamorosa e, per certi versi, inedita, il Comune ha deciso di fare fronte a queste emergenze attingendo ai fondi Cipe. Quei 35 milioni arrivati alla tesoreria del Comune poche giorni fa, prima tranche di ben 150 milioni di euro che Roma ha assegnato con un vincolo ben preciso: soldi da destinare rigorosamente agli investimenti.
Quello deciso in giunta ieri sera è un escamotage contabile che i tecnici definiscono «anticipo di liquidità per cassa». Brutalmente, il Comune è senza soldi e ha una spesa che non può evitare (gli stipendi), intanto paga con quello che ha in tasca (i fondi Cipe), poi recupererà queste somme in un successivo momento quando riuscirà a riscuotere i crediti attesi, vedi soprattutto alla voce Regione e Stato. Il Comune alla fine anticiperà i 35 milioni che giacciono sul conto corrente del Comune oltre a 14 milioni che derivano da fondi disimpegnati per la ricapitalizzazione dell’Amia. In tutto fanno 49 milioni.
Già i presidenti delle partecipate del Comune, vedi Amg, Amat e Amia così come alcuni uffici tecnici, erano pronti a far partire il piano di investimenti attraverso progetti e gare d’appalto. Nuovi autocompattatori e nuovi autobus da acquistare, pubblica illuminazione da rifare, condotte fognarie da realizzare, insomma opere e commesse di primaria importanza per la città. E invece dovranno attendere che gli impegni di spesa abbiano i soldi disponibili. Quando? Chissà.
Ieri sera in giunta, assente il sindaco, non sono mancati momenti di tensione tra gli stessi assessori. Sia per l’ammontare da utilizzare come «anticipo», sia sulla decisione di assumere una linea politica chiara e forte e fare la voce grossa verso Stato e Regione.
«La situazione è grave - dice senza mezzi termini il vice sindaco Marianna Caronia -. Quello che è accaduto è un grande campanello d’allarme. Attendiamo fondi dalla Regione, 11 milioni nell’immediato, attendiamo altri fondi dallo Stato ma non abbiamo certezze sui tempi. E in più sono stati annunciati tagli di varia natura sui trasferimenti. Il rischio di ritrovarci in difficoltà è molto alto. È per questo - continua la Caronia - che ho chiesto la convocazione di una riunione con il sindaco, gli assessori e il ragioniere generale per fare il punto e individuare le priorità e una linea politica forte per battere i pugni a Roma come a Palazzo d’Orleans». L’allarme rosso è scattato. E gli stipendi dei comunali salvi, almeno per ora. «Prelevare i fondi Cipe era l’unica via d’uscita - dice l’assessore al Bilancio, Giuseppe Genco -. Lo stesso ragioniere generale Paolo Basile non ha indicato altre soluzioni. Prima di chiedere una scopertura alla banca tesoriera è necessario attingere ai fondi presenti in cassa. C’è al riguardo anche un chiaro monito della Corte dei Conti. E così abbiamo fatto ricorso ai soldi del Cipe».

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