Rifiuti a Palermo, per Lombardo è "tutta colpa di Amia"

Lo ha detto il presidente della Regione siciliana in occasione della presentazione della relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta. "L'emergenza è finanziaria. Noi non potremo occuparcene in modo efficace come abbiamo fatto altrove"

PALERMO. "A Palermo, mi spiace doverlo dire, l'Amia governa autonomamente il problema dello smaltimento dei rifiuti. L'emergenza è finanziaria. Noi, purtroppo, non potremo occuparcene in modo efficace come abbiamo fatto altrove. Per quanto riguarda Enna e Paternò siamo riusciti a tamponare l'emergenza tra mille falle". Così il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, intervenuto a Villa Malfitano in occasione della presentazione della relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Sicilia, ha commentato l'emergenza rifiuti a Palermo.
Intanto, proprio nella relazione finale della commissione parlamentare d'inchiesta, guidata da Gaetano Pecorella, presentata oggi a Palermo, si legge: “La situazione dell'Amia spa ha inciso in maniera determinante sulla gravissima situazione di emergenza che si è registrata più volte, anche di recente, nella città di Palermo".
Nella relazione vengono citate le diverse inchieste aperte dalla Procura sulla gestione dell'Amia, l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, e viene stigmatizzato l'atteggiamento del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in merito alla decisione di non sporgere querela nei confronti del management che faceva riferimento all'ex amministratore delegato Enzo Galioto, allora coordinatore cittadino del Pdl, poi eletto senatore e da poco transitatonelle fila dell'Udc, accusato di falso in bilancio, che avrebbe causato un danno patrimoniale alla società.    
Durante la convocazione da parte della Commissione, il sindaco spiegò di non avere presentato querela, affidandosi al parere legale degli uffici del comune di Palermo. "Il sindaco Cammarata - si legge nella relazione - non ha in realtà spiegato chiaramente a questa commissione la ragione per la quale il comune non ha inteso sporgere querela, in quanto ha richiamato il parere dell'ufficio legale del comune (nel quale vengono semplicemente chiariti in via teorica i presupposti per sporgere querela) ma non ha in alcun modo chiarito quale fosse il dubbio che aveva in merito alla sussistenza degli elementi costitutivi del reato, sia sotto il profilo delle false comunicazioni, che sotto il profilo del danno arrecato alla società e ai soci". "Di fatto la mancata proposizione della querela - scrive la commissione Pecorella - ha comportato l'impossibilità di contestare la fattispecie delittuosa, ma solo quella contravvenzionale, con tutte le annesse problematiche legate ai ben più ristretti tempi di prescrizione dei reati contravvenzionali".   

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