Mafia, il pentito Grigoli: "Cosa nostra voleva fare un partito"

Il collaboratore di giustizia, nel processo a Firenze sulle stragi del '93, ha ricordato che "tante persone furono invitate per fare Sicilia Libera"

FIRENZE. Nel processo a Firenze sulle stragi del '93, unico imputato il boss Francesco Tagliavia, il pentito Salvatore Grigoli e' stato sollecitato dal pm Nicolosi su eventuali contatti tra Cosa Nostra e lo Stato o con la politica.    
"Lo Stato doveva scendere a patti con Cosa Nostra: si parlava di questo con Nino Mangano e con altri del gruppo di Brancaccio", ha affermato Grigoli. Ciò "visto che in altre occasioni Cosa Nostra era stata contattata dallo Stato - ha proseguito il collaboratore di giustizia -. Facendo queste operazioni (autobombe, ndr) lo Stato avrebbe capito".     
Rispondendo sugli eventuali contatti con Cosa Nostra da parte di esponenti dello Stato, Grigoli ha detto che "mai ne ho parlato con nessuno, con chi fosse il contatto per lo Stato. Di sicuro non sono a conoscenza se vi fossero rapporti con esponenti delle forze dell'ordine come generali, colonnelli, polizia, Sismi o Sisde". "So invece, come è risaputo, che con la politica si andava a braccio", ha aggiunto.     
Grigoli, pur sottolineando di "non ricordarsi precisamente il periodo" ha ricordato che in quella fase degli anni 90 "c'era tutto un muoversi per la politica in Cosa Nostra, si doveva fare un partito e furono organizzati congressi, riunioni in alberghi e in altri posti, con gente portata anche a fare confusione".     
Grigoli ha ricordato inoltre che "tante persone furono invitate per fare 'Sicilia Libera', un partito che doveva essere composto da gente di Cosa Nostra o vicina a Cosa Nostra. Di questo ne parlavo con Mangano. E fu in quel periodo che mi disse che i picciotti Graviano avevano in mano Dell'Utri".

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