Palermo, la serie infinita di “miopie”

La sconfitta di Cagliari non ci ha detto nulla di nuovo, semmai ci ha ricordato cose che fanno male. La prima: il Palermo non è amato dagli arbitri e dai guardalinee. La seconda: il Palermo soffre le squadre «cattive». Ne avevamo già parlato alla vigilia della gara col Chievo, ne abbiamo avuto conferma al Sant’Elia. La cosa ci sorprende perché soprattutto a centrocampo la squadra rosa schiera giocatori (Migliaccio, Bacinovic e Nocerino) che la gamba indietro non la tirano mai. Tre mastini di vecchio stampo, a cui semmai è stato rimproverato spesso qualche limite tecnico, ma mai caratteriale. Dunque, perché ogni volta che si va a Cagliari si prendono botte da orbi? E dire che una cosa era assolutamente prevedibile: che la squadra di Donadoni avrebbe aggredito, pressato, fatto della corsa la sua principale arma.
In merito agli errori arbitrali la nostra opinione - più volte espressa - è che si tratti di una serie infinita di «miopie», determinate in grande misura dalla scarsezza della categoria (pari solo alla presunzione della stessa) e in minima parte da una sorta di insofferenza dei confronti dei «parvenues» rosanero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e sinceramente non vediamo vie d’uscita praticabili. Non le vede neppure Zamparini, che domenica scorsa s’è lasciato andare a uno sfogo in diretta tv a Controcampo che tradisce da solo il grado di esasperazione a cui è giunto il presidente rosanero.
O meglio, una via d’uscita ci sarebbe ma la casta la rifiuta categoricamente: la moviola. Sarebbe bastato un attimo, appena uno sguardo al monitor, per annullare domenica il gol di Matri. Ma non la vogliono, vogliono restare padroni dei propri errori (e fin qui nulla di male) ma anche delle vite altrui. Gazzoni è fallito per gli errori arbitrali, a Zamparini per poco non viene un colpo, ma c’è chi al vertice del palazzo (anzitutto a livello internazionale) ha il coraggio di sostenere che il bello del calcio sta anche nell’errore dell’arbitro. Richiamando antichi valori, il gusto della tradizione nell’era dello show business sfrenato. Questa è gente che ovviamente nel calcio non ha mai rischiato un euro.
Sembra che l’avventura di Massimo Maccarone al Palermo sia giunta al capolinea. Ci dispiace perché noi fummo i primi a plaudire all’acquisto dell’attaccante piemontese. Memori di quanti gol avesse segnato al Palermo (ben sei). Non sappiamo cosa gli sia accaduto, sappiamo per certo che nonostante i passaggi di Toni, Amauri e Cavani il Palermo negli ultimi anni con gli attaccanti non ha avuto fortuna. Maccarone, Budan, Possanzini, Makinwa, lo stesso Caracciolo, Mchedlidze, Maniero, per non parlare di Matusiak e Farias. Una quantità enorme di talento e di risorse che a Palermo non è stata messa a frutto.

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