Va al lavoro e trova la casa occupata

Disavventura per una sessantenne del Cep a Palermo. Gli abusivi: "Se vuole resti a vivere con noi". Poi lo sgombero della polizia

PALERMO. Agli abusivi sono bastate poche ore per occupare quella casa abitata da una donna di 61 anni. Hanno aspettato che uscisse per andare al lavoro e hanno forzato la porta impossessandosi dell'appartamento. «Noi non usciamo, se vuole può restare insieme a noi». Ecco cosa hanno detto alla donna, incredula per ciò che stava succedendo, al suo ritorno a casa. All'indomani della guerriglia al Cep, la legittima assegnataria dell'appartamento di via del Besio 4, di proprietà dello Iacp, racconta la sua disavventura.
Trovarla non è stato facile. Nonostante le ore di caos in strada per l'operazione di sgombero della polizia, i vicini dicono di non sapere nulla. Ricevuta una «mezza» indicazione, si riesce a individuare la palazzina esatta. Dopo aver citofonato, la donna si affaccia dal balcone al terzo piano. Davanti al portone accetta di raccontare la sua disavventura, l'unica condizione che pone è di non veder pubblicato il proprio nome. Dall'espressione del viso e dalla voce si comprende che è ancora scossa per quanto accaduto. 
«Martedì mattina - racconta - sono uscita per andare al lavoro, come faccio tutti i giorni. Quando sono rientrata, intorno a ora di pranzo, ho trovato la porta di casa forzata. Lì per lì ho pensato che fossero entrati i ladri, poi ho capito l'amara verità. Erano circa in dieci, tra cui alcuni bambini. Ho subito chiesto loro di lasciare il mio appartamento, ma non ne hanno voluto sapere. Mi hanno solo detto che se avessi voluto sarei potuta rimanere a vivere con loro». A quel punto la donna decide di rivolgersi alla polizia, con il magistrato che dispone lo sgombero immediato.
«Ieri pomeriggio - continua la donna - sono arrivati i poliziotti, ma gli abusivi non si sono intimoriti e hanno opposto resistenza. A quel punto sono arrivate altre volanti, le ambulanze e addirittura i poliziotti in tenuta antisommossa». Da lì è nata quasi una guerriglia: da un lato la famiglia abusiva che non voleva abbandonare l'appartamento fiancheggiata da parenti e numerosi residenti, dall'altro i poliziotti che avevano il compito di riportare la legalità. Ne è nata una colluttazione violenta, tanto che un agente è finito un ospedale. «Ma fortunatamente le forze dell'ordine sono riuscite a far sloggiare gli occupanti e io sono potuta rientrare a casa».
Ma la paura rimane ancora tanta. «Mi hanno minacciato - afferma - dicendomi che me l'avrebbero fatta pagare. Alcuni vicini sono stati al mio fianco, restando con me fino all'una di notte. Mentre altri mi guardano con gli occhi storti». Eppure la donna ha tutto il diritto di restare in quella casa, essendone la legittima assegnataria. Anche perché quell'appartamento di quattro stanze ha per lei un grosso valore affettivo. «Vivo qui - spiega non riuscendo più a trattenere le lacrime - fin da quando ero ragazza, prima con i miei genitori e poi dopo che mi sono sposata con mio marito e mia madre. Ora sono sola perché sia mio marito che mia madre sono morti e miei figli sono sposati. Ma non percepisco nessuna pensione d'invalidità, ho solo il mio stipendio». Adesso l'incubo è terminato ma «da oggi sarà più difficile per me uscire da casa - conclude la donna - anche solo per andare a lavorare».

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