Fiat, scocca l’ora della verità

Suspence per il voto degli operai a Mirafiori. Urne aperte per i 5.431 addetti da ieri sera alle 17 di oggi. I primi risultati in tarda serata

TORINO. Il momento della verità è arrivato. Ventun giorni dopo l'accordo per il futuro di Mirafiori (firmato da Fismic, Fim, Uilm, Ugl e Associazione Quadri, ma non dalla Fiom), scocca l'ora X che chiama i 5.431 addetti delle Carrozzerie a esprimere il loro parere nel referendum in fabbrica.
In un clima di forti tensioni e di estrema attenzione da parte di tutto il Paese, nelle Carrozzerie di Mirafiori le urne sono state aperte alle 22 di ieri sera, all'inizio dell'ultimo turno di oggi nel quale sono impegnati 180 lavoratori. Oggi saranno aperte tutte e toccherà a tutti gli altri operai (in tutto 5.431); alle 17 si chiuderanno i seggi, nella tarda serata arriveranno i risultati. L'allestimento dei seggi è stato seguito con cura meticolosa, un centinaio di persone vigilano affinché tutto si svolga regolarmente fino allo spoglio di questa sera e alla proclamazione dei risultati.
Alcuni hanno dormito nello stabilimento, per controllare le urne. Il quesito referendario è molto semplice: "Approvi l'ipotesi di accordo del 23 dicembre?". In realtà, dietro quella semplice frase si nascondono tutti i punti dell'intesa, dai 18 turni di lavoro alle pause, dagli straordinari alla rappresentanza sindacale, dalla mensa ai provvedimenti in caso di assenza dal lavoro che in questi giorni sono stati oggetto di accesissime discussioni. Che per alcuni sono "il nuovo sistema di relazioni industriali" in linea con i tempi; per altri "il peggioramento delle condizioni di lavoro".
L'attesa è crescente, palpabile, non solo ai cancelli di Mirafiori o tra le linee di produzione dello stabilimento simbolo dell'industria manifatturiera italiana. Si parla di Mirafiori nelle assise politiche come al bar, in Transatlantico come in casa di amici. Chiara è la percezione che in gioco non c'è solo il futuro di uno stabilimento, la tradizione di una città come Torino che ha legato il suo nome all'automobile, ma il modo stesso di concepire produzione e lavoro e il valore da dar loro.
Ieri è stato il giorno degli ultimi appelli al voto. Sono intervenuti sindacalisti ed esponenti politici; si sono tenute le assemblee del fronte del sì (andata quasi deserta in un salone parrocchiale vicino alla fabbrica) e di quello del no, nelle salette sindacali in fabbrica dove "i lavoratori - dice Maurizio Landini, segretario generale della Fiom - hanno espresso preoccupazione e paura. Noi - ha confermato - non firmeremo mai questo accordo, non metteremo mai una firma tecnica", rifiutando il rischio che la Fiom resti fuori da Mirafiori perché - spiega - questa "è una scelta che spetta ai lavoratori, non ad altri".

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