Palermo, rimborso Tarsu: è caos sui tempi per i ricorsi

Nuovo caso sui soldi da rimborsare per la tassa del 2007 e 2008. Nessuna indicazione da parte del Comune nelle lettere ai contribuenti dopo la decisione del Tar di bocciare l'aumento

PALERMO. Comune poco chiaro, anzi omissivo, nella risposta a chi vuole fare ricorso per ottenere il rimborso di parte della Tarsu per gli anni 2007 e 2008. E scoppia il caso. Perché l’ufficio Tributi omette di dire nelle lettere di diniego ai ricorrenti che questi ultimi hanno solo sessanta giorni di tempo per rivolgersi alla commissione provinciale tributaria? La questione non è marginale, fa notare Alessandro Palmigiano, avvocato ed esperto di tutela dei consumatori. Protesta anche il consigliere comunale del Pd Davide Faraone («Si lede un diritto dei contribuenti, un ulteriore passo falso dell’amministrazione»). Ma per conoscere tutti gli aspetti della vicenda è necessario un passo indietro: il Tar ha bocciato nel 2009 l’aumento del 75 per cento deciso dalla giunta comunale a partire dal 2006. E per quell’anno, il 2006, l’ufficio tributi è stato costretto a restituire i soldi relativi a quel 75 per cento di aumento sulla Tarsu.


Anche per gli altri anni quell’aumento, secondo molti esperti, sarebbe illegittimo a giudicare dalle motivazioni sostenute dai giudici del Tar. Ma non c’è una sentenza. Tuttavia molti palermitani, aiutati da qualche esperto di imposte o da qualche avvocato, hanno cominciato ad informarsi e fare ricorso. Perché in realtà per ottenere anche la restituzione dell’aumento per gli anni successivi al 2006 basta un ricorso alla commissione tributaria provinciale.


E la commissione si è già pronunciata dando molto spesso ragione ai contribuenti palermitani e torto all’amministrazione con un numero sempre crescente di contribuenti che vuole i soldi: attualmente i ricorsi giunti ai giudici tributari sono oltre mille e cinquecento. Per avere il pronunciamento della commissione tributaria provinciale in molti hanno chiesto conto e ragione all’ufficio tributi del Comune con una raccomandata. L’ufficio Tributi si è premurato a rispondere. E cosa risponde in queste lettere il Comune? Che la restituzione non è dovuta e vengono citate varie determinazioni della giunta sulla Tarsu per gli anni successivi al 2006 che non sono state oggetto della sentenza del Tar.


E pertanto niente soldi restituiti. Solo che il Comune - e qui scoppia il caso - non spiega al contribuente che il diniego fa scattare sessanta giorni di tempo perché il contribuente possa fare ricorso alla commissione tributaria. Periodo oltrepassato il quale non è più possibile fare nulla. «Non tutti sono avvocati e non tutti hanno un avvocato che li assiste - accusa Faraone - pertanto in questo modo i cittadini vengono tenuti all’oscuro nonostante la legge obblighi invece la pubblica amministrazione a informarli sui possibili ed eventuali passi successivi». Entra nel dettaglio l’avvocato Palmigiano: «L’articolo 7 dello statuto del contribuente impone alla pubblica amministrazione di indicare al cittadino i rimedi percorribili contro quel provvedimento».


L’assessore ai Servizi tributari Piero Matranga spiega: «Approfondirò il caso, a me non risulta che l’amministrazione abbia sbagliato qualcosa». In ogni caso la questione potrebbe essere superata da un nuovo ricorso presentato al Tar in cui si chiede una sorta di giudizio estensivo che bocci gli aumenti anche negli anni dopo il 2006. Il Tar recentemente ha respinto la richiesta di sospensiva. E si pronuncerà nel merito. È utile ricordare che i giudici amministrativi bocciarono l’aumento perché la decisione andava presa dal consiglio comunale e non dalla giunta come invece avvenne. E Sala delle Lapidi si è pronunciata solo lo scorso anno a sanare il caso senza introdurre nessun aumento retroattivo.

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