Perdite nella condotta Eni a Gela, avviati i lavori

Allarme per il greggio scaricato dalle petroliere. La Guardia costiera ha ordinato alla direzione aziendale la sostituzione dell'intera condotta, lunga 4 chilometri

GELA. Troppe perdite nella "P2", la vecchia tubazione marittima da 36 pollici, attraverso cui il greggio delle petroliere ormeggiate al campo boe viene scaricato al parco serbatoi della raffineria Eni di Gela. Il fondato timore che una improvvisa rottura potrebbe causare un disastro ecologico, ha indotto la Guardia costiera a ordinare alla direzione aziendale (che ha già avviato i lavori) la sostituzione dell'intera condotta, lunga circa quattro chilonetri.
E' questo uno dei provvedimenti adottati dalla Capitaneria di porto gelese nell'anno che si sta per concludere, caratterizzato da una attività intensa di prevenzione, di controllo e di repressione: si va dalla tutela dei bagnanti alla sicurezza nella navigazione, al recupero di centinaia di reperti archeologici sommersi, alla difesa delle coste e dell'ambiente, all'attività portuale e al controllo della filiera del pescato con l' operazione "Onda d'urto".
Spicca il lavoro di polizia giudiziaria svolto in parte autonomamente in parte su incarico della procura della Repubblica, con 8 indagini ancora in fase istruttoria, tutte riguardanti presunte forme di inquinamento ambientale, e alle ricadute sul territorio, legate a processi di lavorazione del petrolchimico di Gela.
L'ultima inchiesta riguarda lo spiaggiamento di notevoli quantità di catrame avvenuto nel litorale tra il porto-isola e Macchitella. Ma la raffineria non c'entra. Si cercano le petroliere che avrebbero lavato le stive navigando nel Canale di Sicilia.

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