Inter: addio Benitez, ecco Leonardo

Sei mesi, molto tormento e poca estasi per l’allenatore spagnolo che lascia dopo le pesanti critiche alla società. Sulla panchina nerazzurra arriva il “milanista” brasiliano

MILANO. Molto tormento e poca estasi: si possono riassumere così i sei mesi di Rafa Benitez all'Inter. A parte i due 'tituli', la Supercoppa Italiana e la Coppa del Mondo, quello dello spagnolo - più che un cammino - è stata una via crucis.
Via crucis che è giunta all'ultima stazione: il contratto tra le parti, che sarebbe scaduto il 30 giugno 2012, é stato risolto con due anni e mezzo di anticipo. Lo spagnolo non è più l'allenatore dell'Inter e riceve una 'buonuscita' di circa tre milioni di euro. Sulla panchina dell'Inter, dalla ripresa del campionato il giorno dell'Epifania, siederà il 'milanista' Leonardo (l'annuncio ufficiale dell'accordo con il tecnico brasiliano è previsto per oggi).
Uno scarso feeling con lo spogliatoio e un atteggiamento a volte petulante e rivendicativo non hanno fatto salire il gradimento: i risultati sofferti o assenti (soprattutto in campionato) hanno fatto il resto. L'incredibile catena di infortuni che ha messo al tappeto metà squadra, il rebus dell'infermeria perennemente piena, completano il puzzle della disavventura di Benitez all'Inter.
Prima del Mondiale per club, il malessere covava pericolosamente: basti ricordare le figuracce in Campionato rimediate dall'Inter contro il Chievo (21 novembre, sconfitta per 2-1) e contro la Lazio nella partita persa all'Olimpico per 3-1; e le altre in Champions affrontando avversari mediocri come i tedeschi del Werder Brema (il 7 dicembre, Inter ko per 3-0) e gli inglesi del Tottenham (ancora disastro, 3-1 nella sfida del 2 novembre). Il derby della Madonnina - altro tassello – è stato perso malamente il 14 novembre.
I calciatori insoddisfatti e irriconoscibili, polemiche e accuse, giornali scatenati. Il momento più basso della gestione Benitez è stato dopo la sconfitta di Verona: in quell'occasione Massimo Moratti - come lui stesso ha raccontato ad Abu Dhabi - era deciso a mandare avanti la procedura di fine rapporto. Poi c'é stata la frenata. Il Mondiale per club incalzava e non si poteva infliggere alla squadra il trauma di perdere l'allenatore alla vigilia di appuntamento così importante. Il presidente non era contento e ha lasciato trapelare il suo malumore nei giorni arabi, culminati con la vittoria del titolo e con l'incredibile sfuriata di Rafa. Moratti - da quel momento - non ha più voluto né vedere né sentire il tecnico spagnolo.
Benitez era stato chiamato a un duro compito: quello di raccogliere il testimone da José Mourinho, che aveva trasformato in realtà i sogni di ogni interista, conquistando il 'Triplete' (campionato, Coppa Italia e Champions League). Adrenalina, carica nervosa, senso di squadra, praticità: queste le caratteristiche del portoghese, che aveva totalmente sedotto dirigenza, calciatori e tifoseria. Benitez non era della stessa pasta: flemmatico e pignolo, più un diesel che una fuoriserie, non è riuscito a farsi amare.
La rivolta dei calciatori dopo la festa di Abu Dhabi è stata sintomatica di una distanza ormai incolmabile: la delusione di Stankovic escluso dalla rosa dei titolari nella finale, la gioia irriverente di Etòo al momento del gol, l'attacco durissimo di Materazzi, la freddezza di Cambiasso. Lo 'sgarbo' irreversibile a Moratti fatto in un momento sbagliato, a meno che non fosse stato calcolato in modo sapiente. Lo sfogo - che poteva trovare qualche giustificazione - è risultato incomprensibile e imperdonabile.    
Addio Benitez, poco ingegnoso 'hidalgo' non della Mancia ma di Madrid.

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