Tensione Berlusconi-Fini, il Terzo Polo si organizza

Il presidente del Consiglio e quello della Camera sempre più ai ferri corti, con il primo che continua a corteggiare Casini, ma Udc, Fli, Api, Mpa di Raffaele Lombardo serrano le fila

ROMA. Il Cavaliere conferma la sua strategia di allargamento del sostegno alla maggioranza continuando a 'corteggiare' Casini e i moderati e cercando di isolare Fini. Forte dell'apertura del leader dell'Udc, e nonostante la contrarietà di Bossi, che continua a reclamare le elezioni. Forte, soprattutto, delle parole del Capo dello Stato, che il premier legge come un esplicito invito alla "continuità", e nonostante la trincea del Terzo Polo, che serra la fila e oggi annuncia un nuovo coordinamento parlamentare alla Camera ed al Senato spiegando per filo e per segno le prossime mosse in Parlamento, a partire dall'astensione sulla mozione contro Calderoli.    


Fini è destinato a "sparire" ripete anche oggi Silvio Berlusconi agli eurodeputati del Pdl, compiaciuto da suoi sondaggi che danno il Pdl al 31% e Futuro e Libertà appena al 3,4%. Nonostante le grida dell'opposizione, infatti, Silvio Berlusconi si sente rafforzato dal voto del 14 dicembre e conta di poter riuscire a portare a termine la legislatura se riuscirà a catalizzare il voto dei moderati sui progetti di riforma condivisi. Per ora, dice il Cavaliere, Casini gli ha risposto "picche" ma è lui l'uomo da corteggiare, l'uomo che ha dalla sua un forte successo mediatico perché, scherza, "piace alle signore". Fini, invece, proprio per la sua insistenza a mantenere il suo ruolo alla Presidenza della Camera ("tranquillizzo tutti: fino a quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale" chiarisce lui smentendo voci che lo davano dimissionario) è destinato a perdere consenso tra gli elettori, sostiene Berlusconi. E lo dice apertamente, "non c'é un 'cazzo' di ragione per votarvi", anche al capogruppo Fli al Senato, Pasquale Viespoli.  Berlusconi attacca il leader Fli anche sulla riforma delle intercettazioni: ci sarebbe un accordo tra il Presidente della Camera e l'associazione dei magistrati per evitare la riforma in cambio di una 'protezione' dei futuristi, avrebbe detto, ma poi smentito, il premier agli europarlamentari. Parole forti che provocano l'immediata reazione di Fini - "é una barzelletta" - e del presidente della Commissione Giustizia della Camera, la finiana Giulia Bongiorno.  


Sull'altro fronte, invece, il terzo polo cerca di serrare le fila costituendo un coordinamento tra i parlamentari di Udc, Fli, Api, Mpa che al Senato chiedono di essere anche seduti uno vicino all'altro. Una rappresentazione plastica di un coordinamento che si è già messo all'opera per far sapere, intanto, come voterà i prossimi provvedimenti. Si asterrà, ad esempio, sulla sfiducia al ministro Calderoli andrà in ordine sparso sulla riforma Gelmini. Ciascuno dei partiti del terzo polo voterà il ddl Università al Senato "in coerenza con le posizioni già espresse alla Camera" dove Fli e Mpa si sono espressi a favore, l'Udc contro e l'Api si è astenuta. Si tratta di un "provvedimento che arriva al Senato in terza lettura ed era difficile seguire ora un'unica linea", spiega Giuseppe Valditara, senatore di Fli e relatore della riforma.   A coordinarsi, però, ci pensa anche la cosiddetta terza gamba del centrodestra: domani si riuniranno i deputati del gruppo Misto che hanno votato la fiducia a Berlusconi. L'obiettivo è dar vita ad un gruppo di deputati che puntano a garantire la "prosecuzione" di questo esecutivo, annuncia il leader di Noi Sud, Arturo Iannaccone, che ha promosso l'incontro con l'ex Fli Silvano Moffa, Pid e Movimento di Responsabilità Nazionale.   


Tutte manovra considerate poco 'igieniche' dal Senatur che non vede di buon occhio l'allargamento all'Udc e continua ad insistere per le elezioni: "Abbiamo perso molto tempo dando la possibilità agli altri di organizzarsi" avverte Umberto Bossi. Lo tranquillizza Osvaldo Napoli: i timori del leader leghista sull'Udc, dice "sono un errore". Né è convinto anche il premier, sicuro che la strada dell'allargamento passi per i moderati e i cattolici, che "non possono stare a sinistra". Indiscrezioni parlano anche di un frattura all'interno dell'Udc, con il segretario Cesa e il leader Casini ai ferri corti proprio per l'insistenza del primo ad entrare nel governo. Nel futuro del centrodestra, intanto, si prospetta un possibile nuovo 'battesimo': il nome Pdl, dice Berlusconi, non ha avuto presa e oltretutto potrebbe scatenare un inutile contenzioso con Fli. Ma il nuovo nome, per ora, è top secret.

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