Omicidio Di Matteo, Spatuzza: lo legammo come un animale

In aula il collaboratore di giustizia racconta i retroscena del rapimento e dell’omicidio del piccolo Giuseppe, nel 1993

PALERMO."Nel 1993 Giuseppe Graviano, che era ancora latitante, mi disse che dovevamo rapire il figlio di un pentito e di contattare Cristoforo Cannella per organizzarci". Comincia così, dopo un accenno alla sua appartenenza all'organizzazione "terroristico-mafiosa Cosa nostra", l'esame di Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che sta raccontando le prime fasi del sequestro di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito il 23 novembre del 1993 e ucciso a gennaio del 1996. Spatuzza, imputato insieme a Graviano, al boss latitante Messina Denaro e altri tre mafiosi delle famiglie di Roccella e Corso dei Mille, ha raccontato che Graviano gli fornì le parrucche per travestirsi da poliziotti e che su una "Croma" e una Fiat "Uno" rubate, con le casacche delle forze dell' ordine, si presentarono al maneggio di Altfonte dove la vittima si trovava. Il sequestro fu seguito da giorni di pedinamento. Il gruppo di fuoco entrò al maneggio e prelevò il bambino fingendo di doverlo portare dal padre. Il piccolo fu fatto salire sulla Croma, accanto a Spatuzza e Salvatore Grigoli, killer di padre Puglisi. Guidava il boss Cristoforo Cannella. Dietro, i mafiosi Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone erano sulla "Uno" che scortava la Croma. I rapitori arrivarono a Misilmeri dove Di Matteo venne caricato su un Fiorino. Un disguido nella consegna della vittima ai carcerieri costrinse Spatuzza e gli altri ad arrivare a Lascari. A dare indicazioni su luogo preciso in cui lasciare il piccolo, per strada, fu il capomafia Benedetto Capizzi. Arrivati ad un magazzino di Lascari, il bambino fu legato e lasciato nel Fiorino, parcheggiato nell'immobile. La vittima rimase lì in attesa dei carcerieri. Spatuzza non vide più Giuseppe Di Matteo. Solo anni dopo, nel 1995, il boss Giovanni Brusca gli fece capire che era ancora vivo. "Mi disse - ha raccontato - che avevamo ancora 'la carta' nelle mani". Ma a gennaio del 1996 il figlio del pentito fu strangolato e sciolto nell'acido.
"E' un macigno che porteremo per tutta l'eternità. Noi e tutte le nostre generazioni future". Ha aggiunto Spatuzza: "Agli occhi del bambino siamo apparsi degli angeli, ma in realtà eravamo dei lupi. Lui era felice - ha raccontato - diceva: ‘papà mio, amore mio’". Il collaboratore sta raccontando tutte le fasi organizzative del sequestro. Il progetto di rapire il bambino gli fu annunciato dal boss Giuseppe Graviano, tra gli imputati. Tutta la fase organizzativa fu curata insieme al boss Cristoforo Cannella.
"L'abbiamo legato come un animale e l'abbiamo lasciato nel cassone di un furgoncino Fiorino. Lui piangeva, siamo tornati indietro perché ci è uscita fuori quel poco di umanità che ancora avevamo. Ne è nata una discussione con Cannella - ha detto - ma alla fine obbedimmo". Il bambino, terrorizzato, piangeva. "Ci chiamò dicendo che doveva andare in bagno - ha aggiunto - ma non era vero. Aveva solo paura. Allora tornammo indietro per rassicurarlo e gli dicemmo che ci saremmo rivisti all'indomani, invece non lo rivedemmo mai più".

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