Bilanci, la corte dei conti boccia i grandi comuni siciliani

Passate ai raggi x le spese di Palermo, Messina e Catania, che sono risultate indebitate fino al collo, con entrate in buona parte irrealizzabili e con delle uscite in continuo aumento, sopratutto alla voce personale

PALERMO. Indebitati fino al collo, con entrate in buona parte irrealizzabili e spese in continuo aumento soprattutto alla voce personale. La Corte dei Conti ha passato ai raggi X i bilanci preventivi del 2010 dei Comuni siciliani. Ne è venuta fuori la bocciatura dei conti delle tre principali amministrazioni: Palermo, Catania e Messina. La sezione di Controllo, guidata da Rita Arrigoni, ha spedito il carteggio ai vari consigli comunali «ai fini dell’adozione delle necessarie misure correttive».



La delibera sul Comune di Palermo è stata curata dal magistrato Francesco Targia che ha individuato nei conti del Capoluogo «criticità tali da incidere sui futuri equilibri». In particolare Targia ha evidenziato «debiti fuori bilancio per 44,8 milioni alla data del 29 settembre, che vanno ad aggiungersi al significativo ammontare riconosciuto e finanziato negli ultimi anni dovuti anche alla violazione delle procedure di spesa e alle perdite delle partecipate». Malgrado ciò nel bilancio si evince «l’incremento della spesa per il personale». Fenomeni che per la Corte dei Conti hanno assunto a Palermo «connotati patologici» e per questo motivo i magistrati contabili reputano necessario che l’amministrazione Cammarata «adotti idonee misure correttive per evitare contenziosi e permettere la copertura dei debiti futuri». Preoccupa soprattutto la situazione di Gesip e Amia per cui i fondi sono notevolmente inferiori ai costi dei servizi resi. Sul personale la Corte suggerisce «un contenimento della dinamica retributiva anche attraverso la razionalizzazione delle strutture burocratiche o la rideterminazione dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa». Il Comune replicherà oggi alle osservazioni.



L’analisi dei conti del Comune di Catania è stata curata da Giuseppa Cernigliaro che ha evidenziato debiti fuori bilancio per 55 milioni, solo 44 dei quali hanno copertura. Il Comune - rileva la Corte - punta sul recupero dell’evasione tributaria «ma secondo il trend storico solo una minima parte dell’entrata accerta viene poi effettivamente riscossa». La stessa cosa accade con gli incassi delle multe per violazione del codice della strada: «A fronte di circa 84 milioni di residui attivi per le sanzioni, le riscossioni sono alquanto esigue, 4,2 milioni». Il Comune guidato da Raffaele Stancanelli ha dichiarato però che conta di emettere accertamenti (cioè scovare gli evasori) di «Ici, Tarsu, Tosap per oltre 34 milioni». Preoccupano a Catania le operazioni finanziarie sui derivati che hanno fatto registrare nel 2009 perdite per 2,2 milioni. La situazione della Multiservizi ha costretto già il Comune, rileva ancora la Corte dei Conti, a un intervento da 1,3 milioni ma «è previsto un nuovo aumento di capitale nel 2010». Malgrado ciò anche a Catania «il Comune ha previsto l’assunzione di nuovo personale e ha stanziato 50 mila euro per incarichi di collaborazione». Il Comune ha fatto sapere ieri che «l’80% dei debiti fuori bilancio sono stati definiti, anche con accordi transattivi, e che il resto sarà finanziato con l’assestamento. Il Comune sta anche lavorando sulle partecipate, in particolare l’Azienda trasporti, per cui il piano strategico è già stato presentato alle forze sociali».
Anche a Messina sono stati rilevati dubbi «sulle operazioni finanziarie in derivati che hanno registrato risultati negativi negli ultimi due esercizi». Riscontrato pure un «aumento della spesa per il personale che supera i limiti imposti dallo Stato. Il Comune di Messina «non ha avviato le procedure di ricognizione sulle partecipate» e sugli incarichi di collaborazione. Anche per l’amministrazione di Giuseppe Buzzanca la Corte dei Conti ha evidenziato «criticità tali da poter incidere sui futuri equilibri di bilancio».

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