Il ritorno dell'Inter

Insisto: di questo passo solo a primavera sapremo chi lotterà per la conquista dello scudetto. La classifica si muove lentamente, di nuovo c'è solo un riavvicinamento dell'Inter, peraltro atteso, forse scontato: per tutti, naturalmente, ma non per il Parma che - incidenti a parte - ieri ha giocato una partita eccellente dal punto di vista tecnico, tattico e agonistico.
I tre gol di Stankovic, due scaturiti da interventi suicidi dei difensori parmigiani, non valgono la doppietta di Crespo, grande protagonista del match di San Siro, fra i più grandi bomber nella sua stagione, valido ancor oggi, al punto di far nascere un bel sorriso - perdippiù sincero - sulla bocca di Benitez quando gli è stato chiesto se l'avrebbe voluto in maglia nerazzurra. Non parlerei - come sembra fare Monsignor Rafael - di un'Inter rinata, perché ha visto si problemi difensivi; nè darei chances alla Juve, almeno in questa fase che denuncia più una involuzione che un'evoluzione dal punto di vista tecnico, con il ritorno all'oscurità di Aquilani e le difficoltà - forse fisiche - di Krasic. A quel che si è visto con la Fiorentina, la macchina bianconera sembra un diesel con mezzo milione di chilometri, capace di far strada, e tanta, ma senza riprese brucianti: quell'episodio che ha mostrato un fallito contropiede juventino con tre bianconeri contro due viola davanti all'area fiorentina l'ha detta lunga sulle difficoltà di manovra dei ragazzi di Del Neri. Le sue squadre un'occasione del genere non l'avrebbero fallita; ed è importante - per poter parlare di Juve da scudetto, come ha coraggiosamente fatto il tecnico friulano - fare un patto chiaro e onesto con Del Piero, che non può essere snobbato (per questo è stato ceduto Diego) ma deve essere sereno nel valutare le proprie condizioni e trattare il proprio utilizzo con l'allenatore: sabato, ad esempio, era meglio averlo in panchina per il gran finale.
Aggiungo - nella panoramica - che è difficile aspettarsi exploit straordinari dalla Lazio e dal Napoli che vedo ahiloro soddisfatte dalla posizione di classifica che hanno conquistato, salvo chiedersi chi resterà fuori dalla Champions se, come possibile, insieme a Milan, Inter e Juve troveremo la dotatissima Roma che Ranieri non è disposto a nascondere, costi quel che costi. Resta al massimo della credibilità il Milan che non è - come qualcuno vuole - travolgente, visto che ha consentito alla Sampdoria, nell'ottima giornata di Robinho e Ibrahimovic, di agguantare il pareggio con un gruppo di eroici combattenti guidati da Pazzini, ma in assenza di un gioco brillante che solo Cassano poteva consentirle.Allegri ha già fatto un bel lavoro, non c'è dubbio: mancandogli piedi buoni come quelli di Pato e Pirlo, invece di disperarsene se n'è paradossalmente giovato, finendo per schierare una formazione maschia, spesso anche dura, con quei tre mediani che creano e distruggono con assoluta disinvoltura e una difesa che in Nesta diventa addirittura eroica, con tutto il rispetto per Thiago Silva, difensore elegante e forte ma capace di realizzare almeno un errore a partita: l'ultimo ha consentito il gol di Pazzini. Con un Ibra cosÏ e un Robinho in continua crescita, se fossi in Allegri, grande recuperatore di uomini, m'impegnerei ulteriormente nel rilancio di Ronaldinho, soprattutto quando l'avversario è stato ben lavorato ai fianchi e il prestipedatore brasiliano potrebbe dargli il colpo di grazia con un paio di veroniche come fa il torero quando il toro Ë stanco.Posso dir DinhoTorero o sono matto? Mi piacerebbe vedere. Per credere o no.

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