Palermo, chiesa rischia crollo nel centro storico: sequestrata

La polizia municipale ha messo i sigilli dell'edificio di Santa Maria degli Angelli, in via Alloro, meglio conosciuta come chiesa della Gancia, a causa delle infiltrazioni d'acqua provenienti dai tetti dissestati che metterebbero a rischio l'incolumità pubblica

PALERMO. La polizia municipale ha sequestrato la chiesa di Santa Maria degli Angeli, in via
Alloro, meglio conosciuta come chiesa della Gancia. I vigili avrebbero accertato lo stato di degrado dell'antico immobile "a rischio cedimento, a causa delle infiltrazioni d'acqua provenienti dai tetti dissestati con conseguente rischio per la  incolumità pubblica".  


"Le infiltrazioni - dice la polizia municipale - provenienti dalle coperture dissestate in più punti, hanno inoltre compromesso il sottostante soffitto ligneo cassettonato originario del '500, con ripercussioni all'interno della chiesa dove sono state riscontrate pozze d'acqua piovana alla base dell'altare maggiore. Sono rimaste inascoltate nel tempo, le varie segnalazioni alla direzione del Fondo per gli Edifici del Culto ubicata presso la prefettura, effettuate dal rettore della chiesa, dai Vigili del Fuoco e dal dirigente del settore Centro
Storico dell'amministrazione comunale.  Il sequestro è stato ordinato dal Gip Riccardo Ricciardi su richiesta del sostituto procuratore, Amelia Luise..


La chiesa è del fondo edifici di culto che fa capo al ministero dell'Interno, e si trova all'angolo tra via Alloro e cortile Gancia. Fa parte del complesso dell'ex convento di Santa Maria degli angeli che ospita l'archivio di Stato. L'ex convento però non è interessato dal sequestro.   La Chiesa venne costruita a partire dal 1490 per i frati di Santa Maria di Gesù su concessione di Innocenzo VIII. Il nome Gancia indica un ricovero per malati e forestieri.    L'interno è decorato con stucchi realizzati dal Serpotta e affreschi ad opera di Pietro Novelli. Il soffitto in legno è della fine del Cinquecento come le acquasantiere e l' organo. La Chiesa è nota anche per la Buca della Salvezza, un'apertura attraverso la quale due mazziniani, Filippo Patti e Gaspare Bivona, rifugiatisi nella cripta nel 1860 per sfuggire alle truppe borboniche, uscirono salvandosi con l'aiuto di alcuni abitanti del luogo.

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