Imprenditore nisseno rapito in Germania, arresti dopo 12 anni

CALTANISSETTA. Dopo 12 anni i magistrati hanno fatto luce sul sequestro-lampo di un facoltoso imprenditore edile di Niscemi (Caltanissetta), messo a segno dalla mafia nel 1998 a Colonia, in Germania. Il rapimento fruttò all'epoca 100 mila marchi (circa 50 mila euro odierne).
Il gip del tribunale di Caltanissetta, Alessandra Giunta, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha spiccato ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro esponenti di "Cosa Nostra" di Gela e Niscemi.
Gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta, coordinati dal vice questore Giovanni Giudice, hanno eseguito i provvedimenti arrestando a Giuliano Milanese, dove risiedono, i fratelli Gaspare ed Emanuele Greco, rispettivamente di 53 e 37 anni, entrambi di Gela, mentre a Niscemi è stato catturato Massimo Emiliano Rizzo, di 35 anni. Per il quarto indagato, il gelese Alessandro Emmanuello, di 53 anni, ritenuto il cervello della banda, l'ordine di custodia cautelare rimane in sospeso. Per lui solo un avviso di reato, in attesa che si pronuncino i magistrati tedeschi: è stato infatti estradato in Italia, dove é detenuto nel carcere di Viterbo, dopo essere stato arrestato a Meinz dalla polizia italiana. Per i quattro imputati l'accusa é di sequestro di persona a scopo di estorsione, con l'aggravante dell'associazione mafiosa.
L'operazione, denominata "Carus Captivus", scaturisce da anni di indagini che hanno permesso di accertare come il sequestro fosse stato minuziosamente progettato in Italia. Fu Massimo Rizzo, dipendente dell' imprenditore, ad attirare il suo datore di lavoro nella trappola, con la scusa di accompagnarlo da un conoscente venuto dalla Sicilia a Colonia per parlargli. In un appartamento di periferia c'erano invece i due Greco e Alessandro Emmanuello ad attenderlo. Immobilizzato l'appaltatore a una sedia, con una pistola puntata alla tempia e una corda attorno al collo per strangolarlo, i quattro mafiosi gli chiesero un riscatto di 250 mila marchi. L'imprenditore convinse i sequestratori che non disponeva di questa somma. Così si accordarono per "soli" 100 mila marchi. Subito dopo avere riscosso il denaro, lo rilasciarono.
Questa ricostruzione è stata confermata da tre collaboratori di giustizia: Nunzio Licata, che racconta di avere partecipato solo alla preparazione del sequestro; Fortunato Ferracane, anche lui per pochi giorni ospite dei Greco in quel periodo in Germania e Antonino Pitrolo.

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