Sicilia, Cultura

Scoprendo la Cina con i libri

Due autori e due stili diversi per raccontare oltre sessant'anni di storia densi di avvenimenti di un popolo segnato da tumultuosi cambiamenti

ROMA. È l’anno culturale della Cina in Italia. Con leggerezza, grazie a un paio di libri, si può allora provare a conoscere qualcosa in più di quel popolo, della sua storia recente segnata da tumultuosi cambiamenti. Oltre ai capolavori di Mo Yan, ritenuto il più grande scrittore cinese vivente e pubblicato in Italia da Einaudi (“Sorgo rosso”, “Grande seno, fianchi larghi” e “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao”), sono appena giunti in libreria due bei titoli: “Il vicolo della polvere rossa” di Qiu Xialong (Marsilio, € 16.50, pp. 206) e “I girovaghi” di Yiyun Li (Einaudi, € 18, pp. 396). Qiu Xialong, già apprezzato nel nostro Paese per la serie dell’ispettore Chen, ha momentaneamente accantonato il poliziesco per concedersi una puntata nel sempre rischioso terreno della novellistica, spesso dribblato dai lettori e quindi particolarmente indigesto per gli editori. Lo scrittore cinquantasettenne di Shangai, comunque, ha usato quel genere – la novellistica, appunto – per descrivere in modo agile e affascinante sessant’anni densi di avvenimenti: dal 1949, con l’avvento della Repubblica Popolare Cinese guidata da Mao, a oggi, i giorni del “comunismo capitalista”. Vecchie e nuove culture “in stratificazione”, profonde e contraddittorie mutazioni sociali, inevitabili scontri generazionali sono descritti in modo puntuale e delicato da Qiu Xialong. Al romanzo, invece, si affida la trentottenne scrittrice sino-americana Yiyun Li con uno stile duro, aspro, tragico e avvincente. È la storia di una “controrivoluzionaria”, una ragazza condannata a morte nel 1979, la cui vicenda personale mette a nudo le ferite di uno sconfinato Paese destinato a dibattersi tra correnti vorticose e continuamente mutevoli, come in un mare in tempesta.

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