Lombardo: vittima di un processo mediatico Dimissioni? Non sta nè in cielo nè in terra

Il presidente della Regione siciliana incontra i giornalisti
a Palazzo d'Orleans per parlare dei risvolti che lo riguardano nell'inchiesta Ibis

PALERMO. Oltre un’ora e venti minuti di relazione a braccio per respingere ogni accusa mossa a suo carico. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo oggi pomeriggio ha incontrato la stampa per chiarire la sua posizione alla luce dei fatti emersi a suo carico (“Non c’è nessun atto della magistratura che riguarda la mia persona”, chiarisce lui) a seguito di intercettazioni di colloqui tra esponenti della malavita soprattutto catanese.
Lombardo ha dato la sua versione, ha raccontato la sua verità, poi per un’ora circa si è sottoposto alle domande dei giornalisti.
“Subisco da nove mesi un processo mediatico da parte di giornali, settimanali e pure i telegiornali hanno dedicato molto spazio alla mia vicenda, senza che io sia mai stato intervistato. Non so se in passato si sia mai verificata una aggressione così forte come è avvenuto nei miei confronti”.
Ha poi smentito categoricamente di avere assunto comportamenti “moralmente deprecabili” come recitava il testo di una agenzia del 3 agosto scorso. E ancora: “Non ho mai preso soldi dalla mafia per finanziare la mia campagna elettorale. La mafia i soldi li prende, non li dà”. Sull’ipotesi dimissioni: "Non mi sono posto il problema, questa cosa non sta né in cielo né in terra".
E poi sulle sue frequentazioni con personaggi oggi inquisiti, Lombardo non ha escluso la conoscenza: “Ma solo per ragioni politiche, come potrebbe accadere a tantissimi amministratori pubblici o candidati ad elezioni. Mai conoscenze per fatti privati o personali”.
“Certamente ho stretto tante mani, alcune di troppo – ha ammesso il governatore – ma solo frutto di incontri casuali e non voluti, come nel caso del fatidico incontro notturno in un distributore di benzina nel Catanese di proprietà di Di Dio, un sabato notte precedente ad una tornata elettorale, in cui il numero di voti che avrei preso non avrebbe variato per nulla la mia elezione”.
In sintesi nella sua lunga esposizione, Lombardo non ha mai negato di conoscere il boss Rosario Di Dio, sindaco di Castel di Judica (“Ma non sono mai andato a casa sua”), o altre figure come Giovanni Barbagallo, geologo e consigliere provinciale allora della Dc, coinvolti in fatti di mafia o perfino condannati, ma ha fermamente ribadito di averlo fatto assolutamente casualmente oppure in incontri istituzionali e non avere mai ricevuto in cambio favori. Né lui né suo fratello Angelo.
Ha negato di conoscere Aiello, che ha detto di non aver mai incontrato, nè chiesto voti. “Si vuole attaccare me e fare cadere il governo regionale e punire l’Mpa perché  non è alleato di Berlusconi”, ha pure detto Lombardo, che alla fine ha ringraziato soprattutto gli assessori della sua giunta che non hanno mostrato mai imbarazzo e lo hanno sempre sostenuto.

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