Mafia, se la società civile si ribella

Anche per gli uomini impegnati nella lotta alla mafia ci sono giorni più grassi e quelli più magri. Ieri è stato un giorno grasso, con un’operazione che si è proiettata al di là delle frontiere orientali dell’Italia e ha assicurato alla giustizia mafiosi nostrani, serbi, eccetera. Non è la prima volta che accade, il libro mastro di mafia, camorra e ’ndrangheta da qualche anno registra più sconfitte che vittorie, mentre diminuisce il numero delle «figurine» dei ricercati più pericolosi.
Però, però. Da Partinico, centro che vanta una forte tradizione mafiosa, da qualche giorno le cosche alzano la testa, con attentati, incendi, intimidazioni. Sia chiaro, anche a Partinico sanno che la capacità invasiva e dominatrice dello Stato moderno non può tollerare enclave e porti franchi.
Ma è pur vero che la pressione dello Stato di diritto per evidenti motivi di mezzi e circostanze, non riesce sempre ad essere costante, pressante, definitiva. Se la mafia è in difficoltà conserverà una vitalità residuale. Ovvero: mantiene il controllo di parte del territorio, impone la fiscalità malata del pizzo e lancia segnali minacciosi. Come è accaduto ieri quando la fiaccolata antimafia di Partinico è stata preceduta da un altro attentato.
E va rilevato tuttavia che la reazione delle istituzioni non può tollerare l’intraprendenza periferica di quest’area palermitana: la gravità dell’allarme deve ricevere risposte altrettanto impegnate. Risposte che riguardano tutti. Arriviamo così alla fiaccolata di protesta. Un momento importante nella vita di questa cittadina. I partecipanti potevano essere di più o di meno, ma in ogni caso le fila della società civile si ingrosseranno sempre più se lo Stato farà sentire la sua presenza (con tutte le forze, insistiamo, necessarie), se si riuscirà a mettere fine alla serie di attentati.
Non hanno senso nemmeno le polemiche politiche sterili. Anche la polemica di Saviano col ministro dell’Interno Roberto Maroni diventa inutile e terribilmente tardiva. L’infiltrazione delle mafie nel tessuto economico ricco dell’Italia settentrionale è avvenuto tanto tempo fa, quando non c’erano gli amministratori del Carroccio. Tutto è accaduto ed è encomiabile che un ministro della Lega stia provvedendo ad organizzare la sistematica confisca dei beni mafiosi, di passata e recente consolidazione.
Le parole della politica possono servire a qualsiasi mistificazione, ma è innegabile che l’attuale fase storica costituisca il periodo di maggiore aggressività offensiva nei confronti del crimine organizzato italiano e straniero. I fatti sono fatti e non saranno gli ordigni rudimentali di Partinico a stravolgere un bilancio che premia l’azione delle istituzioni.

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