"Hendrix Now", a Milano la mostra dedicata alla leggenda rock

A quarant'anni dalla morte di Jimi Hendrix, Photology presenta progetto interamente dedicato all'icona anni '60. Pensieri e concerti raccontati da quattro fotografi di fama internazionale

MILANO. C’è chi dice che esistono solo tre chitarre elettriche nella storia del rock: una bianca, Eric Clapton, una latina, Carlos Santana, ed una afro americana, Jimi Hendrix. Di certo, solo Jimi è riuscito a farne entrare una, la Fender Stratocaster, nell'olimpo delle star. Il mancino di Seattle le suonava in modo adrenalinico e selvaggio: al contrario, con i denti, dietro la schiena, con il palmo della mano, con il gomito e persino con l'asta del microfono, per poi bruciarle sul palco alla fine dei suoi concerti in una sorta di rito tribale, marchio delle sue performance.
A quarant'anni dalla morte del musicista, avvenuta il 18 settembre 1970, all’età di 28 anni, la Galleria Photology di Milano, specializzata in arti fotografiche, presenta, sino al 19 novembre, la mostra “Hendrix Now”, un progetto interamente dedicato all'icona degli anni '60, realizzato in collaborazione con M. Casale Bauer. La storia per immagini è scandita dal racconto di quattro fotoreporter di fama internazionale, Baron Wolman, Jorgen Angel, David Redfern e Gianfranco Gorgoni: scatti realizzati nei più famosi club londinesi, sui set dei principali show televisivi britannici, durante festival e spettacoli dei quali Hendrix è stato protagonista, tra il 1968 e il 1970, a San Francisco, New York, Monterey, Londra, Woodstock. Un ritratto di pensieri, solitudini, concerti leggendari, del "guitar hero" definito nel 2003 dalla rivista Rolling Stone Magazine, il miglior chitarrista di tutti i tempi. Il ciclone Hendrix è presentato anche attraverso due video installazioni dell'artista Alessandro Amaducci dal titolo “Infinite Joe” e “Infinite Star”.
Nato il 27 novembre 1942, da padre afroamericano e madre di origine cheyenne,   James Marshall Hendrix, miscela in modo esplosivo la sua voce acida ai ritmi voodoo e al blues, crea uno stile definito la “dichiarazione di guerra all’armonia occidentale”, trasforma la chitarra elettrica in uno strumento di rivincita sulla negritudine e restituisce la paternità black al rock'n'roll. La sua morte avvenuta pochi giorni dopo quella di Janis Joplin e nove mesi dopo da quella di Jim Morrison, chiude la generazione hippie dei raduni del flower power, della contestazione in musica, della psichedelia e dell'era dell'Acquario. Resterà sempre vivo invece nell'immaginario collettivo il messaggio della sua interpretazione dell'inno nazionale americano suonato con dissacrante provocazione: Woodstock, agosto 1969, nel momento clou del sogno di fratellanza e libertà “The star spangled banner” eseguito senza parole e in modo prepotente e distorto, dalla  Stratocaster di Jimi Hendrix, diventa la più forte delle canzoni simbolo contro la guerra. Nella storica esibizione si inseriscono allucinazioni sonore che ricordano le esplosioni, le incursioni aeree, le ambulanze, in poche parole l'urlo di ciò che realmente stava accadendo in Vietnam ai ragazzi americani.
L'esposizione di Milano è anche l'occasione per presentare il nuovo progetto della galleria di via della Moscova: la collana Art Icons, una serie di libri d'autore dedicati ad alcune delle celebrità del XX e XXI secolo, "muse" contemporanee per le arti.

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