Giardino della Zisa, mancano i custodi

Vetri rotti, stanza trasformate in bagni, lampioni distrutti. Il verde è ben curato ma le vasche sono a secco. E i dammusi sono ormai devastati

PALERMO. C’è un grosso cancello prima di entrare nei giardini della Zisa. Mancano parecchie sbarre. Il cancello è appena accostato. Una grossa pozzanghera rende difficoltoso accedere. Molti scelgono di passare attraverso la recinzione. Dove sono state fatte sparire parecchie sbarre. Il passaggio sarà più stretto, ma più pulito. L'impressione, appena entrati, è quella di un giardino curato. E pulito. Ma risalta subito agli occhi quella lunga vasca bianca desolatamente vuota di acqua. La fontana, infatti, che dovrebbe essere uno delle principali attrazioni del luogo, è desolatamente spenta. E le vasche cominciano a mostrare i segni del tempo. Qualche luce che si trova ai bordi è divelta. Le grate sono arrugginite.


E gli ugelli mostrano segni di malfunzionamento. In una delle grandi aiuole del giardino, un gruppo di ragazzi gioca a pallone. Si vede che non è la prima volta che si danno appuntamento in quel campo improvvisato. Perché c'è una grossa chiazza marrone. A simboleggiare la mancanza di erba. Dovuta forse all’eccessivo calpestio. Prima di entrare all'interno del castello, ci sono i dammusi. Costruzioni che esternamente appaiono ristrutturate da poco. Ma basta guardare meglio per rendersi conto che non é così. I vetri delle porte sono quasi tutti spaccati. Ed entrare dentro diventa un gioco da ragazzi. O si passa attraverso il vetro, oppure, semplicemente, si gira la maniglia e si apre la porta. Alcuni dammusi sono vuoti. In altri è meglio non entrare. Perché sono stati trasformati in bagni improvvisati. Feci ed urina ovunque. Aria irrespirabile. E poi cartacce e rifiuti dappertutto. Uno spazio non valorizzato nella città che spesso dedica poca attenzione al suo verde. L'articolo completo sulle pagine del Giornale di Sicilia in edicola oggi, 16 novembre 2010.

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