Il giorno del derby e dei tifosi

Al Barbera sfida tra Palermo e Catania, a pari punti in classifica: sugli spalti ci saranno anche i sostenitori etnei. Per la prima volta dopo quasi quattro anni porte aperte a entrambe le tifoserie

PALERMO. È il giorno del derby. Dopo quasi quattro anni è questo il vero giorno del derby. Sì, perché non c’è sfida importante che conti senza un pubblico pronto a sostenere i propri beniamini. E oggi, Palermo e Catania tornano ad affrontarsi sapendo che sugli spalti ci saranno i propri tifosi. Rosanero e rossazzurri insieme al Barbera, insieme in uno stadio. È la prima volta che succede da quel terribile 2 febbraio del 2007, quando a Catania morì l’ispettore Filippo Raciti. Le due siciliane del calcio che conta oggi scenderanno in campo con la stessa gioia nel cuore: il derby può essere una festa.
Stessa emozione, dunque, ma ad avere un peso diverso per le due squadre sarà forse il morale: da una parte ci sono gli uomini di Giampaolo, consapevoli di aver cominciato il campionato col piede giusto: sei punti in più rispetto allo scorso anno all’undicesima giornata. Dall’altro, invece, ci sono i rosanero, che si leccano le ferite di una stagione che sembra un’altalena se si guardano i risultati. I numeri dicono che Palermo e Catania hanno ottenuto gli stessi punti fino ad ora. Un successo per gli etnei, partiti inseguendo una nuova salvezza; una sconfitta per i rosanero, che sognano ancora una qualificazione in Champions, dopo averla sfiorata lo scorso anno. Ma rispetto a un anno fa, la squadra di Rossi ha già due punti in meno, confronto impietoso con quella che portò poi all’esonero di Zenga. A pesare, tuttavia, non sono soltanto i punti, ma anche gli acciacchi dei suoi fuoriclasse, i malumori per gli errori arbitrali, le intenzioni di Zamparini, la preoccupazione dei tifosi. Ingredienti che potrebbero condizionare l’esito di questa sfida, o forse no. È comunque un derby, una partita diversa dalle altre, che poco ha a che fare con la classifica e con i reali valori dei due schieramenti. Tanti dubbi, e tra le incertezze c’è una speranza: che sia una festa per tutti, al di là del risultato.

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