Sicilia, Cronaca

Scabbia al Sant'Elia: "Tutto sotto controllo"

Il caso all'ospedale di Caltanissetta. Il manager: "Tutto il personale è stato sottoposto a profilassi e sono stati eliminati i materassi"

CALTANISSETTA. Altri due casi di scabbia all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, stavolta nel reparto di Cardiologia. Risalgono a qualche settimana fa e, come ha detto Paolo Cantaro, manager dell'azienda sanitaria, rappresentano l'onda lunga del precedente caso avvenuto a Medicina.
La degente, infatti, prima di essere trasferita in quel reparto, aveva passato qualche giorno in Cardiologia. «Evidentemente - ha spiegato Cantaro - i due infermieri sono stati contagiati durante la permanenza della paziente, ma non c'è nulla di cui preoccuparsi. Tutto il personale, anche quello che non era venuto a contatto con quella degente, è stato sottoposto a profilassi e sono stati eliminati i materassi». Situazione sotto controllo quindi in ospedale dove i casi di scabbia (fra personale e degenti) dalla scorsa primavera stanno avendo una certa frequenza, anche se si tratta di una patologia che non può generare alcuna preoccupazione. «Bastano pochissimi giorni di terapia per uscirne fuori», ha assicurato Cantaro. Insomma, non c'è stata situazione di allarme trattandosi di casi circoscritti e risolti prontamente. Non c'è stato, infatti, nemmeno bisogno di sospendere l'attività di reparto o di trasferire i degenti in altre corsie, come era avvenuto per il caso a Medicina. I due operatori avevano accusato la sintomatologia tipica della scabbia: prurito in tutto il corpo, soprattutto di notte.
Evidentemente i due casi hanno avuto un'incubazione più lunga e sono esplosi a distanza di tempo da quello avvenuto a Medicina. La scabbia è una malattia facilmente trasmettibile: basta una stretta di mano. Per questo motivo si diffonde in luoghi dove solitamente si registra una elevata presenza di gente, proprio come avviene in ospedale. Paolo Cantaro ha aggiunto: «Non posso escludere che in seguito qualche altro possa essere contagiato, ma mi auguro di no. Non c'è nulla di allarmante».

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