Del Piero, 36 anni e non sentirli

Il capitano della Juve festeggia oggi il compleanno dopo aver aggiornato a 180 lo score delle reti in campionato. Sul futuro però tanti dubbi

TORINO. Un compleanno speciale, quello di domani, per Alessandro Del Piero: sarà il compleanno del record di gol (ha battuto una settimana fa, segnando contro il Milan, Giampiero Boniperti per numero di reti in campionato, 179 contro 178, e ieri contro il Cesena ha arrotondato a 180), ma potrebbe anche essere l'ultimo con la maglia bianconera.
Trentasei anni domani, una carriera da campione in tutti i sensi, costellata di trofei e juventinità. Ieri, è stato singolare vederlo stringere la mano a Sentimenti IV, che di anni ne ha 90, nel corso della cerimonia delle 'stelle' bianconere, allo stadio Olimpico.     
Su Del Piero si è scritto tutto, tranne una parola scomoda: fine. Fine del calcio giocato o, anche, semplicemente, fine del suo straordinario rapporto con la Juventus. Ma il calcio- business incalza e il suo ingaggio, pure autoridotto e decurtato nel tempo, è sempre troppo pesante per le casse bianconere, oltretutto in tempi di annunciato fair play finanziario.    
La Juve, sia pure a malincuore, ci sta pensando, incerta sul da farsi. Lui aspetta, con la solita compostezza. Certo che i suoi 3,5 milioni di ingaggio annuale basterebbero ad acquistare un difensore di rincalzo decente, a gennaio, anticipandoli di  sei mesi alla scadenza naturale dell'ingaggio.   
I dubbi societari sono anche rivolti all'impatto di Alex sui tifosi (un autentico idolo) e sul marketing, perché i gadget con la sua linguaccia dopo un gol vanno ancora a ruba.     
Se partirà Buffon, il solco sarà ancora più profondo, perché sono loro due gli unici uomini in grado di parlare alla gente con un valore aggiunto di carisma che spesso in passato è stato determinante per il club.   
I record del capitano bianconero sono ormai diventati un appuntamento fisso per i tifosi e spesso, ultimamente, sono serviti a stemperare nell'orgoglio la delusione per i risultati che non arrivano. Tra le qualità più incisive del campione di San Vendemiano, l'umiltà, altra dote che alla Juventus è servita moltissimo nei momenti più difficili.    
Una dote che serve assai ancora oggi, perché Alex si crea sempre nuove motivazioni, anche in una squadra ridimensionata nelle ambizioni rispetto alle tante edizioni di quelle in cui ha giocato e trionfato. La società farà il possibile per evitargli almeno l'amarezza di non tirare nemmeno un calcio nello stadio nuovo, il gioiello della nuova Juventus che guarda al futuro e che assegna grande valore ai simboli storici: più che mai in questo momento, in cui la juventinità è stata ferita dalle vicende di Calciopoli.

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