Succo d'arancia siciliano mai arrivato ad Haiti

PALERMO. Doveva essere un incentivo per contrastare la crisi agrumicola in Sicilia e, insieme, un aiuto umanitario alla popolazione di Haiti colpita dal devastante terremoto del 12 gennaio scorso. Così la Regione siciliana, a marzo, aveva redatto un bando per produttori e trasformatori di arance, che prevedeva l'acquisto di un massimo di 50 mila tonnellate di prodotto e la trasformazione in succo, una parte del quale da inviare in brik ai terremotati. Le aziende che hanno vinto il bando hanno prodotto i succhi, e sei mesi dopo, ai primi di settembre, è cominciata la distribuzione; ma non alla popolazione di Haiti, bensì al Banco alimentare. Parte del succo, però, è ancora nei frigoriferi, pastorizzato e congelato. Il piano prevede consegne tra 85 e 90 tonnellate a settimana; attualmente ne sono state consegnate in tutto 640.   


Il cambio di destinazione, spiegano all'assessorato  all'Agricoltura, è dipeso dal fatto che dopo l'effettuazione del bando si è capito che la Protezione civile non era in grado di consegnare il succo surgelato ad Haiti, senza rischiare che il prodotto si guastasse lungo il viaggio.    La Regione aveva stabilito in 25 centesimi per chilo l'acquisto delle arance - per un costo complessivo non superiore ai 12,5 milioni - quando il prezzo a cui i produttori vendevano gli agrumi era di 10 centesimi. Il bando - criticato da Confindustria Sicilia per gli stretti vincoli che escludevano numerose aziende e per l'ipotesi che si volessero aggirare le norme sugli aiuti alle imprese - era stato vinto dalla Ciprogest (ex Parmalat) di Termini Imerese e dalla Ortogel di Belpasso (CT). Ed è proprio quest'ultima ad avere avviato la distribuzione.   


Le aziende hanno acquisito le arance che i produttori avevano conferito in 13 centri di raccolta e hanno provveduto alla trasformazione. Le clausole del bando prevedevano che le ditte aggiudicatrici della gara ricevessero gratuitamente gli agrumi che la Regione aveva pagato di tasca propria ai produttori. Il 10% delle arance rosse e il 6% delle bionde doveva essere trasformato in succo da destinare ad Haiti. Le stesse aziende, per contratto, dovevano occuparsi di comprare i contenitori e, dietro indicazione della Regione, provvedere al packaging. Il prodotto, sempre a spese delle ditte di trasformazione, doveva essere consegnato ai centri di smistamento segnalati dall'amministrazione, per poi essere portato ad Haiti, ma in corso d'opera la sua destinazione è cambiata.

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