Naimo, il re del narcotraffico seguito da Falcone

L'allora procuratore aggiunto chiese il rinvio a giudizio nel 1991 per il latitante, arrestato oggi, nell'ambito di un'inchiesta su un vasto traffico di cocaina tra Sicilia, Colombia e Stati Uniti

PALERMO. Era stato il procuratore aggiunto Giovanni Falcone a chiedere il rinvio a giudizio, nel 1991, di Rosario Naimo, uno dei "re del narcotraffico" coinvolto in una inchiesta su un vasto traffico di cocaina tra Colombia, Stati Uniti e Sicilia chiamata "Sea Port". Naimo, arrestato due giorni fa e latitante da 15 anni, mafioso del quartiere palermitano Cardillo che teneva i contatti tra le cosche siciliane e quelle statunitensi, fu poi condannato a 25 anni in primo grado, pena ridotta poi a 19 anni in appello.    L' inchiesta prese l' avvio dopo le rivelazioni del pentito Joe Cuffaro che ricostruì i consistenti traffici internazionali di eroina gestiti dal gruppo Galatolo che faceva parte della famiglia Madonia. In particolare, venne accertato che un carico di 600 chilogrammi di cocaina proveniente dalla Colombia venne sbarcato nell' ottobre del 1987 sulle coste trapanesi dal mercantile "Big John", comandato da Allen Knox.   


Il movimento di denaro rivelato dal "pentito" e collegato a quello sbarco ha trovato un riscontro contabile nella documentazione sequestrata il 7 dicembre 1989 in un covo di Antonino Madonia, uno dei figli del boss Francesco, nel covo via Mariano D' Amelio a Palermo.    Di Naimo ha parlato anche il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori, mafioso trapanese. Sinacori ha raccontato ai pm di Firenze e di Palermo che Leoluca Bagarella, quando nel 1993 si trovò al vertice di Cosa Nostra, dopo l' arresto di Totò Riina, prese contatti con un boss mafioso negli Stati Uniti per valutare la fattibilità di un progetto che era nato negli anni Sessanta: annettere la Sicilia agli Usa "come cinquantaduesimo stato americano". L' interlocutore di Bagarella, secondo Sinacori, fu Rosario Naimo, "personaggio di grande importanza in Cosa nostra americana, era il Riina degli Stati Uniti".   


Il nome di Naimo è riapparso, dopo diversi anni, nelle motivazioni della sentenza di uno dei tronconi del processo "Gotha" in cui è stato condannato a dieci anni e otto mesi per associazione mafiosa l'ex deputato regionale Giovanni Mercadante e a 16 anni Antonino Cinà legato a Nino Rotolo, capo del mandamento di Pagliarelli. Rotolo era contrario al ritorno dagli Usa della famiglia Inzerillo, i cosiddetti "scappati" che non avrebbero tardato a regolare i conti. Proprio il capomafia di Pagliarelli, infatti, era stato fautore, insieme al suo vecchio capo Salvatore Riina, di quel colpo di stato interno a Cosa nostra che nel 1981 decretò la morte di Totuccio Inzerillo, insieme ai membri della famiglia, costringendo all'esilio in America tutti i loro discendenti. Un confino forzato per il quale era stato nominato un "garante" americano, Rosario Naimo.

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