Da Milano a Palermo ecco la mappa della “fuga” dal Pdl

In 2.500 verso Fli e altre realtà locali. La fera forza del nuovo partito di Fini è al Sud

ROMA. Le prime avvisaglie, dopo il divorzio tra Fli e Pdl, sono arrivate dal territorio. Dal Nord al Sud, passando per Consigli regionali, provinciali e comunali, sono almeno 2.500 gli amministratori locali che hanno abbandonato Silvio Berlusconi per sposare il nuovo progetto di Gianfranco Fini. Un dato sbandierato con orgoglio dagli stessi finiani, che in vista dell'assemblea di Perugia, il prossimo fine settimana, e della fondazione ufficiale del partito, prevista per gennaio a Milano, si dicono pronti a fare nuovi proseliti tra i pidiellini delusi.
Non sono dunque dolori soltanto in Parlamento, dove Futuro e Libertà ha costituito gruppi autonomi alla Camera e al Senato, ma anche in giro per l'Italia. A partire da Milano, roccaforte del coordinatore Pdl Ignazio La Russa, terra natale del Pdl e patria della Lega Nord. Hanno fatto scalpore, nei giorni scorsi, le adesioni a Fli del presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri e dell'assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chivenna.
Sotto la Madonnina, sarebbero pronti al grande salto anche altri due o tre consiglieri comunali. E negli ultimi giorni si sono fatte insistenti le voci sul possibile approdo a Fli dell'ex sindaco Gabriele Albertini, attuale eurodeputato (scontento) del Pdl, che i finiani vedrebbero bene come avversario di Letizia Moratti alle prossime comunali.
I transfughi sono numerosi - una settantina, la maggior parte dei quali provenienti dal Pdl - anche in Piemonte, dove la lite tra Pdl e Fli non risparmia neppure i morti. La famiglia di Ugo Martinat, storico esponente della destra piemontese scomparso un anno e mezzo fa, ha definito "inopportuna" l'intenzione dei finiani di dedicare al senatore la loro nuova sede.
Bottino ancora magro, invece, in Veneto e in Trentino Alto Adige, dove il coordinatore regionale di Generazione Italia Alessandro Urzì resta capogruppo del Pdl nel consiglio provinciale di Bolzano, mentre in Liguria i finiani hanno conquistato il coordinatore genovese del Pdl, Gianfranco Gadolla.
La mappatura è soltanto agli inizi, così come il lavoro dei finiani a caccia di adepti. In Toscana, regione in cui Futuro e Libertà vanta una quarantina di amministratori locali, l'ultimo acquisto, annunciato proprio questa mattina, è Alessio Bartolomei, ormai ex capogruppo del Pdl nel Consiglio comunale di Pistoia. In Emilia Romagna la fronda del Pdl verso Fli è guidata da Enzo Raisi, parlamentare finiano di stratta osservanza. Con lui sono passati altri tre consiglieri provinciali di Bologna. Ma non sono escluse altre sorprese: non é un caso, del resto, che la festa di Mirabello, storico appuntamento dell'Msi prima e di An poi, sia stata scelta da Fini per pronunciare il discorso che ha aperto la strada al nuovo partito.
In controtendenza, per restare nel centro Italia, il caso dell'Abruzzo, dove la nomina a coordinatore di Giampiero Catone ha scatenato una vera e propria rivolta tra i finiani della prima ora, con dimissioni e disimpegni dai circoli di Generazione Italia.
Ma la vera forza di Futuro e Libertà è al Sud: in Sicilia, ad esempio, sono già cinque i deputati regionali che hanno seguito le sirene finiane, mentre in Sardegna il nuovo movimento conta già un centinaio di amministratori locali. E c'é poi il caso di Benevento, in Campania: su 14 consiglieri comunali del Pdl ben dieci sono passati dalla parte dei finiani. Se non è un record, poco ci manca.

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