Regioni del Sud insieme per gestire la sanità

Accordo a Napoli tra assessori e rappresentanti di Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata e Campania. Tra le idee una collaborazione per appalti e contratti

NAPOLI. Una rete delle regioni del Sud per presentarsi con una voce unitaria alla sfida della sanità nell'ambito della riforma federalista e ridurre la migrazione dei pazienti verso le regioni del Nord. E' quanto emerso dall'incontro che si è svolto oggi a Napoli e che ha coinvolto, con l'organizzazione di "The European House Ambrosetti", gli assessori alla Sanità di Puglia e Sicilia, Tommaso Fiore e Massimo Russo, i sub commissari di Molise e Abruzzo, Isabella Mastrobuono e Giovanna Baraldi, e Raffaele Calabrò, consigliere per la sanità della presidenza della Regione Campania.    
Sul tavolo, i criteri per stabilire il riparto dei fondi nazionali della sanità: "Non siamo qui per creare un cartello meridionale della sanità - ha precisato Calabrò - ma per esprimere la nostra preoccupazione, analizzare la situazione ed elaborare proposte unitarie che porteremo nella conferenza Stato-Regioni, vedremo se con un documento o con una posizione unitaria". Le sei regioni, comprendendo anche la Basilicata, sottolineano prima di tutto le sperequazioni causate dal criterio demografico adottato dal governo e spingono perché vengano testati altri criteri a partire da quello della deprivazione sociale, che tiene conto delle effettive condizioni socio-economiche delle diverse regioni al momento del riparto dei fondi nazionali. "La maggiore perequazione di questo criterio - ha spiegato Fiore - verrà evidenziata da un percorso tecnico che cominceremo al più presto con delle simulazioni i cui risultati saranno presentati in maniera compatta dalle Regioni del Sud". "E' la prima volta - ha evidenziato l'assessore siciliano Russo - che le Regioni del Sud si presentano con una voce unica al di là delle rispettive casacche politiche, questo perché in conferenza delle regioni c'é un gruppo che detta la linea. Questo va bilanciato con un fronte non contrapposto ma che spinga a ragionare sul comparto sanitario di tutto il paese, perché l'unità è condizione ineludibile del federalismo stesso".    
Un impegno che va al di là delle appartenenze politiche, dunque, come confermato anche da Calabrò e da Fiore, secondo cui "la discussione sul federalismo fiscale vede una forte attenzione di tutti i parlamentari del Sud, indipendentemente dalle appartenenze, anche se non siamo ancora ad un tavolo congiunto dei parlamentari meridionali". La collaborazione, ha auspicato Giovanna Baraldi, "deve coinvolgere anche lo scambio di esperienze e buone pratiche, perché non chiediamo solo maggiori risorse ma vogliamo anche dimostrare al governo di saperle poi investirle bene".   
Tra le idee sul tappeto anche una collaborazione tra Regioni per gli appalti ed i contratti, come quella annunciata da Pietro Quinto, direttore generale dell'assessorato della Basilicata alla Sanità, tra Puglia e Basilicata. Un accordo simile è in vista anche tra Abruzzo e Molise anche se, "secondo la legge - ha spiegato Isabella Mastrobuono - questi accordi possono avvenire solo tra regioni confinanti, mentre dovrebbe essere possibile anche tra le altre regioni". Gli accordi mirano anche a ridurre la migrazione dei pazienti verso le Regioni del Nord Italia che, è emerso, costa alle Regioni del sud un miliardo e cento milioni di euro l'anno, che vanno a finanziare gli ospedali del settentrione.

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