Console tedesco a Palermo: "Così in Germania il federalismo ha funzionato"

Intervista a Vincenzo Militello, ordinario di diritto penale, internazionale e comparato all'Università del capoluogo

PALERMO. Al polso un orologio in cui è impressa la bandiera tedesca, ma dal suo studio, nella facoltà di Giurisprudenza, domina una delle parti più affascinanti di Palermo. Italiano di nascita e tedesco d'adozione. Tanto da essere stato nominato da qualche giorno Console onorario della Germania a Palermo. Vincenzo Militello, professore ordinario di diritto penale, internazionale e comparato, presso l'Università di Palermo, guarda come riferimento alla Repubblica Federale Tedesca. Ma mette in guardia da trasposizioni meccaniche dell'esperienza della Germania nella realtà italiana, ad esempio, rispetto al tentativo di superare il divario tra nord e sud Italia attraverso il federalismo.

Alla luce dell'esperienza tedesca, come può il Sud superare il divario che lo separa dal Nord?


«Bisogna puntare sullo sviluppo di industrie di energie alternative, valorizzando le risorse naturali del sud, come le circa mille ore all'anno di sole in più di cui la Sicilia può beneficiare rispetto al nord. Per quanto mi riguarda, poi, cercherò di promuovere contatti fra aziende siciliane e quelle tedesche, molto avanzate nelle tecnologie per le energie alternative e nell'edilizia eco-compatibile».

Quali analogie o differenze intercorrono tra il federalismo tedesco e quello italiano?


«La struttura statuale italiana è diversa da quella tedesca. Le articolazioni in regioni non sono paragonabili ai Länder, che hanno una autonomia politica e amministrativa molto ampia. Ad esempio, l'ordinamento del sistema universitario è delegato ai singoli Länder. E fra questi si riscontrano numerose differenze. Tanto da cambiare la formazione professionale e l'accesso nel mondo del lavoro anche in modo significativo da un Land all'altro. Importante è però notare che lo sviluppo di tutto il paese è regolato da un fondo di compensazione. Le regioni più ricche (che in Germania sono al sud) versano una quota al governo centrale, che a sua volta le distribuisce ai Länder in deficit di sviluppo. Un federalismo dunque che si potrebbe definire "solidale"».

Un modello per l'Italia?


«Non è possibile pensare a meccanici "trapianti", perché Italia e Germania sono realtà molto diverse. Però, senza dubbio in Germania gli investimenti di risorse e di energie hanno rappresentato una strategia vincente. Segno che non ogni investimento finalizzato a colmare deficit di sviluppo è condannato a generare parassitismo e immobilità sociale, come invece fanno credere i nostri fautori di quello che chiamerei un federalismo "non solidale" (per contrapposizione a quello tedesco)».

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