Regione, basta con gli sprechi

Le casse della Regione sono vuote. Anzi vuotissime. Al punto che sono stati bloccati tutti i pagamenti ad eccezione di stipendi e poco altro. Per rimediare è in programma l'accensione di un altro prestito da 862 milioni. Si andrà ad aggiungere ai 4,6 miliardi di mutui esistenti. Già oggi il costo è piuttosto alto: 271 milioni l'anno. Vuol dire 742 mila euro al giorno compresi sabato, domenica e feste comandate. Un salasso destinato a diventare ancora più costoso.
In tempi di federalismo incombente è una scelta che si avvicina al suicidio. Finora, infatti, la Regione ha potuto contare sul cappello dello Stato. I suoi prestiti, implicitamente, godono di una garanzia del Tesoro. Non dichiarata ma evidente a tutti. La riforma federalista farà venire meno la copertura. Lo spettro del fallimento potrà materializzarsi da un momento all'altro. Ecco perché serve cambiare strada. Non è più rinviabile il varo di un piano severo di contenimento delle spese e di taglio degli sprechi. Altrimenti chiedere un nuovo prestito sarà come mettere acqua in un colabrodo. E sarà acqua ancora più salata perché i mercati, vista l'assenza implicita ed esplicita di copertura statale, chiederanno interessi ancora più cari. Non c'è più tempo da perdere. Bisogna tagliare. Dove? Gli esempi non mancano. Uno per tutti: la Regione, pur avendo 20 mila dipendenti paga mensilmente più di centomila stipendi. La differenza è costituita da tutti quei redditi che fioriscono nell'orto della spesa regionale. Prima di chiedere nuovi finanziamenti è assolutamente necessario bonificare ruscelli e torrenti limacciosi in cui si disperdono le risorse pubbliche. Altrimenti sarà peggio di prima.

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