La grappa? In Sicilia arrivò con gli arabi

Secondo l'antica tradizione, intorno all'anno mille i popoli del medio oriente portarono nell'Isola i primi metodi della distillazione

PALERMO. La grappa? È in Sicilia che emise i primi vagiti, intorno all’anno Mille. Furono gli Arabi a portarsi appresso l’antica tradizione della distillazione. Poi l’arte degli alambicchi, risalì l’Italia. Di grappa made in Sicily si parla nel nuovo numero di Vitevinonews (www.vitevinonews.it), il magazine dell’Istituto regionale vite e vino (Irvv), diretto da Umberto Ginestra. Il giornale dà notizia delle iniziative in cantiere per la “Giornata nazionale delle grapperie aperte” che, per la prima volta in Sicilia, hanno visto ieri due distillerie, la Conte Alambicco di Sicilia di Petrosino (Marsala) e la Fratelli Russo di Santa Venerina (Catania), aprire le porte a visitatori e appassionati.


Vitevinonews compie anche un giro d’orizzonte sul mondo siciliano della grande distribuzione. Così si scopre che nei grandi magazzini dell’Isola si eclissano i vini di fascia media mentre la domanda dei consumatori si polarizza su prodotti a bassissimo prezzo per un verso, e su etichette top, piuttosto care, per un altro. Spazio, inoltre, ai piani di internazionalizzazione delle coop, tra Polonia e Estremo oriente; alla via siciliana all’ecocompatibilità (“Le nuove frontiere del vino”). Alle proposte anti-ageing che nella Malvasia trovano il segreto del benessere. E alla ricerca enologica targata Irvv, che fa il giro del mondo ed è ripresa persino, per la prima volta, da un’autorevole rivista scientifica sud-africana. Per le grandi verticali, lo zoom è puntato sul Rosso del Conte, un vino che ha battuto il tempo della rinascita enologica dell’Isola. Infine, info di servizio, sul bon ton a tavola.

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