Scatti di Sicilia, dove il colore è disarmante

Emmanuele Delrio racconta l'Isola attraverso le sue fotografie. "La luce qui è violenta. Paesaggi stupendi, straordinari, da raccontare". Alla Galleria dell'Arco di Palermo la mostra Solo Show dell'artista emiliano

PALERMO. Emmanuele Delrio aspetto delicato, elegante, esile. Ventinove anni e una freschezza intellettuale lampante. Racconta della sua esperienza di Residenza d’artista in Sicilia, e subito traspare un’affezione sincera per l’Isola e per il lavoro di ricerca sulla luce, sul paesaggio e sul colore che da queste parti sanno essere disarmanti.
Alla Galleria dell’Arco, a Palermo, catalizzatore interessante di cultura contemporanea ad ampio spettro, si inaugura sabato Solo Show, la mostra personale di Delrio dove il paesaggio è protagonista assoluto. In un’intervista l’artista si racconta.
 
Che cos’è la fotografia per lei?
“Soddisfazione dei miei occhi. È così che la intendo; così che alimento la mia ricerca personale. Penso che ci sia tanto da scoprire, ed è attraverso la vista, che si traduce in fotografia uno strumento con cui posso guardare meglio. Interpretare con una qualità artistica la visione del reale, del quotidiano. È il mio linguaggio.  È raccontare il fantastico che c’è nel quotidiano. Stupirsi attraverso l’immagine che riflette questo stupore. Per me questo stupore è soprattutto nel paesaggio”.

La sua formazione?
“IED di Milano. Una stupenda esperienza, un’opportunità. Credo che Milano sia un posto ideale per avviare i primi passi in questo ambiente, è lo scenario più d’elite per i fotografi.  Ma con il tempo penso che forse avrei dovuto sperimentare anche esperienze altrove”.

Un rammarico?
“Diaciamo di sì. Dopo sette anni di lavoro intenso, credo che esperienze tra i 18 e i 25 anni all’estero siano fondamentali. Per esempio penso a Londra o al Canada, paesaggi straordinari, diversi e appunto da ‘scoprire’. Luoghi in cui è più facile sperimentare il ‘fantastico’ che c’è nel quotidiano. Raccogliere questo tipo di suggestioni è per me vitale. Lo penso oggi soprattutto da artista”.
Digitale o analogico?
“Analogico. Assolutamente. E’ per me un modo diverso di intendere la fotografia. Attraverso l’analogico ho imparato ad essere cosciente del mio lavoro. Partendo dalla base, dalla manualità. L’esperienza della pellicola è per me imprescindibile. È la consapevolezza di poter scegliere sapendo che sei passato anche attraverso l’errore. Col digitale è diverso, credo che ci sia una notevole perdita di poesia. Già da bambino aspettavo il momento dello sviluppo come una magia. Era un’attesa poetica. Oggi il mondo corre troppo. E questo non mi piace”.

Sviluppa da solo le sue foto?
“No. Io utilizzo il colore, dunque non è possibile. A questo proposito credo che sia importante, anche in fase di formazione una maggiore esperienza di laboratorio. È fondamentale la conoscenza del risultato finale, essere ‘artigiano’, conoscere le tecniche”.

Lei ha dei modelli di riferimento?
“Sento molto affine alla mia ricerca e alla mia riflessione ‘sull’occhio che vede il reale’, la filosofia di Luigi Ghirri. Emiliano come me. Lo considero un grande precursore, in tutto. Negli anni Settanta Ghirri raccontava già il reale con uno stupore intenso, anticipando quello che dopo molti anni sarebbe diventato un nuovo modo di fotografare. Penso che pur essendo sempre stato abbastanza famoso e affermato, la sua carica poetica sia stata scoperta troppo tardi”.

Torniamo al colore. Che valore ha per il suo lavoro artistico?
“Altissimo. Io amo il colore. Il rosso è il mio preferito.  Sono sempre alla ricerca di un’armonia di toni che mi dia soddisfazione. Mi considero un esteta. Credo che il colore restituisca un rimando alla realtà. Sia più fedele”.

E il bianco e nero?
“Il bianco e nero per me è poco emozionante. L’ho utilizzato tante volte ma poi mi sono accorto che per me era un mondo che io non vedo. La mia è una fotografia istintiva, ed è importantissimo cogliere la bellezza di un ambiente attraverso i suoi colori. E poi oggi Il bianco e nero è dalla moda. Fa chic. Così come “fa figo” girare con una fotografia in mano.

Parliamo del suo impatto con la fisicità di questa Isola, con la gente...
“La luce qui è ‘violenta’. Ho lavorato spesso all’alba e al tramonto proprio perché mi sentivo rassicurato. Paesaggi stupendi, straordinari, da raccontare. La Sicilia mi ha estasiato. Adoro anche la gente. È calda, accogliente. A Milano ho sofferto molto per la freddezza dei rapporti. Da emiliano mi sento invece molto a mio agio con una spontaneità forte. Mi dispiace un po’ il fatto che talvolta ad  una iniziale accoglienza sia seguita una sorta di diffidenza, che un po’ delude le aspettative.  Ma quando sento che posso lanciarmi lo faccio sempre, mi fido”.

Vivrebbe in Sicilia?
“La amo. Ma credo di no. Vivere un mese a Palermo per lavorare a questa antologica mi ha provato. Mancano le regole, la disciplina.  E poi guidare in questa città è impossibile”.


Infobox
Emmanuele Delrìo
Solo show
Opening GALLERIA DELL’ARCO, PALERMO
9 ottobre 2010 h 19
fino al13 novembre 2010
www.emmanueledelrio.com
Galleria dell'Arco, via Siracusa n° 9 - 90141 Palermo. Tel: 091 6261234
2/F N° 1 Building, 50 Moganshan Road – SHANGHAI. Tel. +86 021 52527164
www.dearco.it – palermo@dearco.it
 

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