Sviluppo Economico, Romani ministro Sul tavolo anche il caso Fiat

Dopo cinque mesi di interim di Berlusconi, il nuovo incaricato dovrà occuparsi della vertenza Termini Imerese, la cui riconversione va decisa entro dicembre

ROMA. Paolo Romani è stato nominato ministro dello sviluppo dal presidente Repubblica, Giorgio
Napolitano. Intorno alle 19 si è svolta la cerimonia di giuramento del nuovo ministro atteso da circa cinque mesi, dopo le dimissioni di Claudio Scajola.
Dal nucleare alla Fiat, dalla Rai alla rete a banda larga di nuova generazione, fino al grande problema Sud. Nei cinque mesi trascorsi dalle dimissioni di Scajola, travolto dal caso Anemone, i dossier che Paolo Romani dovrà affrontare in qualità di nuovo ministro dello Sviluppo sono aumentati e, in alcuni casi, si sono anche complicati.
Basti guardare al caso Fiat. A maggio scorso, quando Scajola lasciò il suo incarico, l'attesa era tutta per l'esito del referendum sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco. Ora la vertenza si è allargata a tal punto da coinvolgere l'intero sistema delle relazioni industriali, dalle deroghe contrattuali
alla rappresentanza sindacale. Sul piatto non c'é solo il futuro dei rapporti tra le parti sociali, ma anche del progetto e degli investimenti per 'Fabbrica Italia', su cui l'a.d. di Fiat Sergio Marchionne punta a prendere una decisione definitiva entro la fine dell'anno. Resta inoltre aperto il problema del destino dell'impianto di Termini Imerese, la cui riconversione dovrebbe essere decisa entro dicembre.
Nonostante la crisi abbia colpito indiscriminatamente Nord e Sud, un capitolo a parte che il nuovo ministro dovrà affrontare é quello del Mezzogiorno. Il piano di rilancio si è arenato con le dimissioni di Scajola, ma in testa al programma di governo, ed anche in base alle recenti intenzioni espresse dal presidente del Consiglio, ci sono la realizzazione del Ponte di Messina e il completamento della Salerno-Reggio Calabria.

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