Il Papa abbraccia i giovani e saluta: "Grazie Palermo"

Al Politeama, l'ultimo appuntamento della visita nel capoluogo siciliano del Pontefice con il bacio a una bimba, cori, foto e il saluto prima della partenza

PALERMO. La rockstar vestita di bianco (e rosso) arriva in perfetto orario all’appuntamento con i suoi “ciovani” (tedesco, lingua che o si ama o si odia), teutonica precisione in una giornata scandita da minuti e secondi cronometrati con lancette degne di un grande chirurgo. Il teatro Politeama guarda piazza Castelnuovo gremita da ragazzi e ragazze provenienti, e per una volta è vero, da ogni parte della Sicilia e non solo.
La rockstar non fa i capricci, non ha particolari vezzi, non lancia oggetti e non si lancia tra i suoi fan, che gli dedicano cori e scandiscono il suo nome proprio come ad un concerto. Benedetto, Benedetto. L’unica eccezione è per una bambina, davvero bellissima: bionda, vestita di tutto punto, piccolissima. Una puffa, tanto è minuta e piccina. Il Santo Padre la nota dalla sua papamobile, ordina di fermarsi, abbassa la finestra (finestrino è riduttivo), la prende e la bacia. Lei, la piccola, non fa una grinza: non ride, non piange. Si piglia il bacio di quello che per lei potrebbe benissimo essere un nonno o un anziano zio. Tra qualche anno capirà.
Il “cerimoniale”, in una piazza così gremita e calda (anche se fratello sole lentamente lascia spazio a sorella luna), ha così avuto il suo fuori programma. La rockstar vestita di bianco (e rosso) non ne ha regalato altri. Anche la folla è stata perfetta. I Papaboys sono stati bravi, bravissimi. Perfetti, appunto. Nessun colpo di testa, rissa o fastidio. Palermo, se volete chiamatela Svizzera. Almeno per un giorno.
La folla impazzisce allo scandire del nome di Benedetto ma non solo. Altre “rockstar” suscitano entusiasmo: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Padre Puglisi e Rosario Livatino. Peccato non possano sentire. Questa giornata è un po’ dedicata a loro. “Sono dentro di noi, sono siciliani, sono una parte importante della nostra storia, anche se recente”, dice Edoardo, agrigentino proprio come Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalla mafia. Così come Falcone, Borsellino e Padre Puglisi. Ed è proprio quella parola, mafia, evitata la mattina, durante la celebrazione della messa, per forza di cose più ingessata, a colpire la mente e il cuore dei ragazzi. “Il Papa in mezzo a noi ci dà la forza di crederci, di lottare. Sentiamo che è con noi in questa battaglia, che vinceremo”, dice Giada, da Gela, città martoriata dalle pallottole e dai tentacoli di Costa Nostra.
Ma il siciliano è siciliano perché è spontaneo, e lo è anche se l’ospite è il Papa. Il Palermo, prima di tutto: la Fiorentina è battuta, e le bandiere rosanere sventolano festanti. “Benedetto, questa vittoria è tua”, dice un gruppo di tifosi, tutti con la maglia di Pastore (lui, da queste parti, la beatificazione l’ha già presa). Ci si mette anche Superman, poi: un aitante ragazzo, aspirante attore, vestito con una tutina blu e rossa, che gli dona mica male. Si ferma, molti si fanno le foto con lui, parla del suo amore verso il Pontefice e gli promette che lo andrà a trovare più spesso. Superman con il Papa: una bella coppia…
I giovani amano la musica e cantano. Dal palco, sul prato, con qualsiasi strumento. Ad un certo punto molte canzoni si intrecciano tra di loro, in un misto di voci che per lo più sembra incomprensibili. Solo “L’Emmanuel”, l’inno delle giornate mondiali della Gioventù nel Giubileo del 2000, riesce a mettere tutti d’accordo, e quelle voci diventano una.
Si fa anche sentire la stanchezza, al calar del fratello sole. Molti si distendono sul prato vicino il tempietto, con i piedi nudi. “Siamo giovani, è vero, ma siamo in piedi da più di 30 ore!”, dice un gruppo di scout proveniente da Ragusa. Un riposino ci vuole.
E poi arriva lui, la rockstar, con la papamobile. Sale sul palco, sente i discorsi di due giovani e pronuncia il suo: stavolta gli applausi sono più incisivi, l’atmosfera meno ingessata. Non ci sono autorità. Solo lui e i suoi “ciovani”. Alle 18.40 è tutto finito. Il Papa se ne va. Tutti lo salutano, commossi. “Ci ha resi orgogliosi, ha reso orgogliosi Palermo e tutta la Sicilia”, dicono. Adesso è proprio una vera festa. La colonna sonora è "Jesus Christ you are my life", inno dei giovani cattolici, tanto cara a Papa Wojtyla, che muoveva le mani a tempo di musica quando la ascoltava, sorridendo. Si sciolgono anche i vescovi delle varie diocesi siciliane, che ad un certo punto tirano fuori macchine fotografiche e telefonini, per immortalare anche loro la rockstar. Come facevano i fan dei Beatles e dei Rolling Stones. Poi il Santo Padre scende dal palco, dà un’ultima occhiata e saluta Palermo, ringraziandola, e i suoi giovani. La città non è mai stata bella come oggi, e mentre quella macchina bianca e un po’ strana se ne va, non rimane da chiedersi perché.

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