In Sicilia c'è anche la buona sanità

In queste ultime settimane sono stati segnalati numerosi casi di inefficienza sanitaria, molti di questi in regioni del sud Italia, diversi in Sicilia. La mia personale esperienza di degente in due strutture ospedaliere isolane, forse rappresenta una eccezione in assoluta controtendenza con quanto riferito ogni giorno dalla stampa. Il 5 settembre scorso, giorno della morte e beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, Santa a cui sarò devoto per tutta la vita, appena al termine della mio allenamento di corsa mattutino, un forte dolore alla testa con immediato barcollamento mi portò al ricovero presso l’ospedale Sant'Elia di Caltanissetta.
La diagnosi dei medici, dopo i primi accertamenti fu immediata: rottura di un aneurisma cerebrale con emorragia sub aracnoidea. Questa si era arrestata senza causare danni, ma con una situazione persistente di grave allarme generale che imponeva la stabilizzazione delle mie condizioni prima di procedere a qualsiasi scelta; da quel momento ho trascorso in tal modo la mia degenza: undici giorni in terapia intensiva presso il reparto di Neurochirurgia del S.Elia di Caltanissetta e, successivamente all’intervento neuro radiologico con embolizzazione da parte dello staff operatorio del prof. Cristaudo, che ritengo rappresenti tangibilmente quanto di più brillante possa esprimere la sanità siciliana e non solo per qualità professionale, ulteriori sette giorni presso l’ospedale Cannizzaro di Catania tra il reparto di Terapia Intensiva Post Operatorio e il reparto di Neurochirurgia.
Tale permanenza, avvenuta in condizioni di perfetta lucidità, mi ha consentito di assistere da protagonista ed osservatore di una realtà sanitaria siciliana ben diversa da quella che nelle ultime settimane viene rappresentata.
Sento pertanto il dovere morale di raccontare quanto segue, poiché in uno scenario descritto di siffatta devastazione, venga al contrario dato merito ai tanti meravigliosi professionisti, che ogni giorno in silenzio lavorano con amorevole passione ed accanto ai loro pazienti, sussultano ad ogni segnale acustico degli apparecchi di controllo, combattono tenacemente per sostenere una vita, e si prendono cura di te come un bimbo nelle braccia della propria madre.
Ad ognuno di loro, medici ed infermieri, voglio che giunga il mio grazie da cittadino siciliano, per ciò che è stato fatto ed ho visto fare.
In una società che spesso non riesce a dare valore al merito, possa il mio grazie, sebbene infinitamente marginale, rappresentare un riconoscimento ad uomini e donne meravigliosi, ed in questa occasione ho avuto l’onore di conoscerne tanti, che rendono grande la nostra splendida terra siciliana, e che spesso lontani dalle grandi e prestigiose realtà sanitarie nazionale, fanno ogni giorno infiniti miracoli.
Giovanni Guarino, Caltanissetta

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