Motopesca mitragliato, la Libia sospende il comandante che ha sparato

Giallo sulle armi usate contro l’Ariete per i Ris erano fisse, in disaccordo la guardia di finanza. Intanto l’equipaggio ha fatto ritorno a Mazara del Vallo

PALERMO. Si fa sempre più complessa la vicenda del peschereccio Ariete mitragliato dalla vedetta libica. Alle discordanze nella ricostruzione dei fatti ora si aggiunge il 'giallo' legato alle armi che hanno sparato contro il motopesca. E da Tripoli arriva la notizia che, mentre la commissione speciale istituita per indagare sul caso "ha iniziato il suo lavoro", il comandante libico "é stato sospeso dal servizio e messo sotto interrogazione".
La questione legata alle armi è centrale. I primi esiti degli accertamenti tecnici eseguiti dai carabinieri del Ris di Messina, al lavoro per preparare la perizia balistica delegata dalla Procura di Agrigento, parlano di fori di 10 millimetri prodotti da armi fisse in dotazione alla motovedetta libica. Un particolare, quello delle armi fisse, importante, che tra l'altro, solo apparentemente, non coinciderebbe con la ricostruzione ufficiale del caso riportata nel rapporto steso due giorni fa dal Viminale. Ma la guardia di finanza, che a suo tempo ha ceduto per conto dell'Italia sei unità navali a Tripoli, assicura che le imbarcazioni sono state disarmate prima della consegna e che "i colpi esplosi in direzione del peschereccio italiano provenivano da armi portatili di bordo, non montate su supporto fisso, di proprietà della Guardia Costiera libica". Armi di calibro modesto, che potrebbero essere usate anche con supporti temporanei, come un bipiede.
Sulla vicenda del motopesca i pm hanno aperto un'inchiesta a carico di ignoti per tentativo di omicidio plurimo e ogni particolare è fondamentale per accertare cosa è avvenuto domenica sera nel Golfo della Sirte.
Da parte sua, il ministero degli Esteri di Tripoli ha fatto sapere che il comandante della motovedetta libica è stato sospeso dal servizio e che "la commissione d'inchiesta ascolterà le parti implicate nell'incidente". Decisioni, sottolineano fonti libiche, che confermano la volontà di fare chiarezza sull'accaduto e di preservare "gli ottimi rapporti Italia-Libia".
I componenti dell'equipaggio del peschereccio italiano, intanto, sono tornati a casa, a Mazara del Vallo. La brutta esperienza vissuta è ancora fresca. Lo si percepisce chiaramente dai toni concitati del comandante Gaspare Marrone, che, insieme ai suoi dieci uomini, era a bordo dell'Ariete. L'imbarcazione, crivellata sul fianco sinistro, da oltre 50 colpi di mitra, è ormeggiata a Porto Empedocle sotto sequestro.
"Abbiamo raccontato tutta la verità - dice -. Le raffiche di mitragliatrice sono durati per circa tre ore a intervalli di un quarto d'ora-venti minuti, poi la motovedetta ci ha per così dire 'scortati' per un'altra ora, finché non siamo usciti dalle acque che i libici considerano di loro pertinenza".
Tornando agli accertamenti sulle armi, c'é un altro nodo da sciogliere: di che provenienza sono. "Non corrispondono al vero - precisa il procuratore di Agrigento Renato di Natale – le notizie, circolate in queste ore, secondo cui sarebbero di origine italiana. Il fatto che l'imbarcazione fosse stata data alla Libia dall'Italia non vuol dire  che si trattasse di armi italiane. Anzi gli accordi tra i due Stati lo escludono. Ma sul punto cercheremo di fare chiarezza". La Gdf, che sulla motovedetta aveva sei uomini, continua a negare che sull'imbarcazione fossero presenti armi italiane. Dal rapporto dei finanzieri a bordo dell'imbarcazione nordafricana, inoltre, emerge che la Centrale Operativa del Comando generale, informata di quanto stava avvenendo, avrebbe "ordinato ai militari di astenersi da qualsiasi comportamento attivo".

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