Palermo, la difesa dov'è?

Ogni attacco deve terminare con una difesa: il Palermo non ha rispettato la massima di Karl Von Clausewitz, il generale prussiano che al principio dell’Ottocento dedicò otto libri all’arte delle guerra, parente della tattica calcistica. Ma è in buona compagnia. Prendiamo il Milan: con Pato, Ronaldinho, Ibrahimovic e Pirlo tutti insieme chi pensa a difendere? La sbornia offensiva è un’esclusiva rosanero ma è una tendenza del calcio e non solo di quello italiano. In Bundesliga, per esempio, il Borussia Mönchengladbach ha vinto 6-3 sul campo del Leverkusen e sabato ha perso in casa 0-4 con l’Eintracht.
Due cause. La prima è che viviamo nella civiltà dell’immagine e della sintesi. Ciò che fa notizia ed è sintesi di una partita sono soltanto i gol e chi li segna. Così portiere e difensori, vanto della scuola calcistica italiana, sono in via di estinzione. S’intreccia una seconda causa, la globalizzazione del pallone. Il mercato sudamericano offre una quantità enorme di giocatori a buon mercato che più facilmente si adattano al nostro calcio. E calcio sudamericano significa in gran parte tecnica offensiva. Così Zamparini colleziona giovani numeri 10, merce molto richiesta dal mercato mondiale. Ma, vox Rossi, ci manca un centrocampista esperto.
È arduo per il Palermo vincere fuori casa se devi segnare almeno quattro gol, perchè tre (Maribor, Brescia) li prendi di sicuro. Compito proibitivo, anche con i fuochi d’artificio delle mezzepunte e dei terzini (pardon esterni difensivi) che fanno le ali. A guardare i risultati, con i colpi del Brescia e del Cesena e il Chievo in vetta, si potrebbe ripetere che non esistono più le squadre cuscinetto. Ma è un luogo comune, come dire che non ci sono più le mezze stagioni. In realtà sono le squadre più forti che non tengono la trazione anteriore, finendo spesso fuori strada.
Forse nessuno a Palermo immaginava un inizio così in salita. Si chiama euforia estiva, passa con le prime piogge. Ogni attacco deve terminare con una difesa. Invece mezzepunte e attaccanti non fanno pressing. Cassani va avanti e nessuno copre la sua fascia lasciando l’autostrada libera al Brescia. I centrali, poco coperti, sbandano e si perdono gli avversari. E Sirigu sembra risentire del clima sfavorevole della nazionale. Perchè dire a un portiere giovane che è in ballottaggio con Viviano alla vigilia di una partita importante, vuol dire mettere tensione e favorire l’errore. «Un giocatore invecchia precocemente se si sente abbandonato», diceva il paron Nereo Rocco.
Il nostro cartellino (5 punti a gol, da 3 a 0 a ciascun tiro secondo pericolosità) dà un finale di 29 a 18 per il Palermo (primo tempo 18-10 per il Brescia). I rosanero avrebbero stravinto senza i tre gol regalati agli avversari.

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