Maiolini: "In Sicilia tracce di ripresa"

Il direttore generale di Banca Nuova: "Gli imprenditori tornano a proporre progetti di investimento e strategie di sviluppo. Sono segnali importanti"

PALERMO. «Qualche segnale di ripresa in Sicilia si comincia a vedere. È ancora debole ma quello che conta è la linea di tendenza». Comincia con una nota di ottimismo la chiacchierata con Francesco Maiolini, 48 anni, direttore generale di Banca Nuova.


Quali sono questi segnali di ripresa?
«Per adesso sono soprattutto sensazioni. Nei mesi scorsi quando incontravo gli imprenditori parlavano soprattutto di operazioni immobiliari o di altre iniziative a protezione del patrimonio personale. Ora tornano a proporre progetti di investimento e strategie di sviluppo. Mi sembra un segnale importante».

Come mai questo cambiamento?  
«Credo che la spinta principale sia venuta dalla ripresa della programmazione europea. Sono in arrivo 120 milioni di contributi alla ricerca. Sono attesi da un momento all'altro i 300 milioni di fondi per l'energia e presto arriveranno anche quelli per il turismo. Mi sembrano tutte buone notizie per rimettere in movimento l'economia siciliana».

Che ferite ha lasciato la crisi?  
«Purtroppo molto evidenti. E anche qualche sorpresa assai poco piacevole. Per esempio sono andate in crisi alcune aziende turistiche di rilievo e anche importanti realtà nel campo agricolo e della trasformazione alimentare».

Insomma la crisi ha danneggiato le due aree economicamente più importanti della Sicilia: agricoltura e turismo.
«È così. Particolarmente dolorose le difficoltà che hanno colpito alcune aziende agricole del Ragusano che fino a ieri costituivano il fiore all'occhiello dell'economia siciliana. Sia sotto il profilo dell'innovazione tecnologica sia come realtà produttive di primissimo piano».

E il settore pubblico?  
«Anche qui le notizie non sono state molto confortanti».  

In che senso?
«Nel senso che sono venuti al pettine nodi antichi. Prima o poi doveva accadere. La caduta del ciclo economico ha imposto una accelerazione».

Che cosa è successo?
«La macchina amministrativa non è stata più in grado di assicurare quella forma di welfare tutta siciliana rappresentata dal precariato, dai sussidi e da tutte quelle forme, non sempre trasparenti, di sostegno al reddito. Per una città come Palermo, dove una buona parte della popolazione ne ha goduto per anni, il necessario cambiamento di rotta può rappresentare però nell'immediato anche un serio problema di ordine pubblico».

Che cosa fare?
«Credo che a questo punto si imponga un radicale cambiamento. Inutile insistere su un modello vecchio che punta a occultare il problema della disoccupazione attraverso il sistema dei sussidi. Ora bisogna puntare a creare opportunità reali di sviluppo».


Sembra facile.
«Certo che non lo è. Tuttavia sui problemi concreti è necessario trovare finalmente un momento di mobilitazione perle forze migliori della regione. Istituzioni, classe intellettuale, banche, forze sociali e produttive: ognuno per la sua parte deve assumersi la propria responsabilità.Le difficoltà della politica non devono rappresentare un alibi per chi ha a cuore le sorti dell'Isola».

Però resta il problema della burocrazia lenta e auto- referente. Già in passato lei si è scagliato contro questa corporazione.
«Devo dire che negli ultimi tempi la situazione è leggermente migliorata. I fondi europei che sembravano persi, anche grazie alle sollecitazioni di Confindustria Sicilia, potrebbero essere parzialmente recuperati a condizione che da oggi non si perda più un solo attimo. Mi chiedo solo se, atteso il grave ritardo con cui stiamo partendo - che di fatto circoscrive al solo triennio 2011/2013 un'agenda che doveva partire nel 2007 - non sia necessario riscrivere rapidamente le regole regionali della programmazione europea rendendole più snelle e selettive".

Un'assoluzione per la macchina burocratica regionale?
«Diciamo che non possiamo generalizzare. Ad esempio nel campo della sanità stiamo facendo cose egregie che rappresentano un esempio per tutta l'Italia, pur scontando, come dice bene l'assessore Russo, un certo razzismo mediatico».

E Palermo?
«Mi pare che Palermo abbia bisogno di un grande progetto economico. Credo che si debba abbandonare l'idea cheil rilancio della città passi attraverso grandi insediamenti manifatturieri, poche iniziative sostenute solo da sussidi pubblici. Quando viene meno la stampella cade tutto».

E allora?
«Allora io punterei sulle eccellenze della città. Che cosa rende Palermo diversa da Bergamo, Pescara, Cremona?».

Con tutto il rispetto per quelle città.
«Certo con tutto il rispetto. La differenza è rappresentata dalla sua storia, dal suo patrimonio culturale. Ed è su questo che bisogna puntare cominciando per esempio da un'operazione simbolica».

Sarebbe?
«Dietro la mia scrivania, in banca, è appeso un quadro di Catti su una bellissima Piazza Politeama dell'800. Un grande giardino al centro della città. Cosa costerebbe decementificare questa piazza, creare una grande area di verde fruibile, ristrutturare lo splendido teatro Politeama? Sarebbe un sistema per avvicinare Palermo alle grandi capitali europee. Poi servirebbe un grande auditorium. La città ha perso diverse occasioni di turismo congressuale perché non esiste una costruzione in grado di ospitare grandi eventi».

Bell'idea.
«Per carità non pretendo di dare suggerimenti a nessuno. Dico solo che è giunto il momento di dare una spinta. Che parta proprio dal cuore della città».

E ora parliamo di Banca Nuova.
«Direi che i risultati, grazie all' entusiasmo ed alle capacità dei nostri dipendenti,sono notevoli. A giugno gli impieghi sono cresciuti del 19,7% a fronte di una media del sistema del 2%. La raccolta cresce oltre il 12%. Le sofferenze invece sono rimaste stabili all'1,5%. L'utile è stato di 10,5 milioni di euro. Il Roe, l'indicatore di redditività, è al 6%del patrimonio a fronte di tassi d'interesse che si aggirano attorno all1%».

Progetti?
«Zonin ci ha coinvolto in un grande progetto: vuole fare di Banca Nuova una grande banca meridionale. Non solo Sicilia e Calabria come adesso ma anche Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna. Contiamo di diventare il principale istituto del Sud e il quartiere generale resterà a Palermo. Un bella iniezione di fiducia per tutta l'isola».

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