Lite in sala parto, nominati i periti dal pm

Gli esperti dovranno stabilire se c'é un nesso di causa ed effetto tra il diverbio dei due medici e le complicazioni della puerpera

MESSINA. Sarà un collegio di esperti che dovrà stabilire se c'é un nesso di causa ed effetto tra la lite tra due medici scoppiata nella sala parto del Policlinico di Messina e le complicazioni della puerpera, Laura Salpietro, 30 anni, che ha dovuto subire l'asportazione dell'utero, e il blocco cardiaco del neonato, Antonio, che potrebbe avere subito danni in caso di mancanza di ossigeno al cervello.     
Lo ha stabilito la Procura che ha nominato due periti: il professore Domenico Arduini, docente di Medicina neonatale a Roma, e il medico legale Giuseppe Ragazzi di Catania.    
Le condizioni di salute di Laura Salpietro migliorano, e i medici prevedono di poterla dimettere la prossima settimana. Resta ancora con la prognosi riservata il neonato, che tra 15-20 giorni sarà sottoposto a una risonanza magnetica per verificare le sue condizioni di salute.    
Le posizioni dei due ginecologici protagonisti della presunta rissa in ospedale, Vincenzo Benedetto e Antonino De Vivo, saranno vagliate dall'Ordine dei medici di Messina e Reggio Calabria. I due, in attesa di essere interrogati in qualità di indagati per lesioni colpose dal procuratore aggiunto Ada Merrino e dal sostituto Federica Rende, intanto si difendono.     
Il primo a essere sentito, domani mattina, sarà Benedetto, che è stato sospeso dall'incarico dal Policlinico. "E' stato il mio assistito a chiedere di essere sentito per fare chiarezza - spiega uno dei suoi due difensori, l'avvocato Ettore Cappuccio - quello del dottor Benedetto è l'atteggiamento di chi non ha alcunché da nascondere e vuole dare un contributo serio all'inchiesta".    
"Sereno" si dice pure De Vivo, che ha avuto il contratto rescisso dall'università di Messina. "Dall'inchiesta - sostiene - emergerà che sono la parte lesa: sono deluso ma ho la coscienza a posto". Il ginecologo è tornato in ospedale, ma non è entrato in reparto, "per accompagnare le mie pazienti, non le posso mica abbandonare dopo averle assistite". De Vivo non è rimasto sorpreso per il suo 'licenziamento' da ricercatore. "Le istituzioni devono fare il loro dovere - osserva - ma sono certo di potere chiarire la mia posizione".
Il direttore sanitario del Policlinico invita a "non generalizzare"."Questo non è un caso di malasanità ma un episodio che coinvolge singoli - dice Manlio Magistri, commissario dell'Unita di ostetricia e ginecologia al posto del professor Domenico Granese, che è stato sospeso dal ruolo di dirigente per 'omessa vigilanza' - chi ha sbagliato deve pagare ma non bisogna generalizzare". La Uil-Flp invita a "evitare di trasformare la sanità nel Sud in un mostro inefficiente e divoratrice di risorse-prosegue".     
Intanto prosegue un'altra inchiesta che era stata aperta nello scorso giugno dalla Procura di Messina per un episodio avvenuto nello stesso reparto: accertamenti sono in corso su sette persone, tra medici e infermieri, che avrebbero dovuto assistere una donna di 37 anni che aveva programmato un aborto terapeutico per gravi malformazioni del feto. La paziente, secondo la sua denuncia, avrebbe partorito in bagno perché i ginecologi presenti erano obiettori di coscienza.

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