Randagi, al via il censimento a Palermo

I medici veterinari del canile del capoluogo isolano e l'Università hanno avviato un lavoro per riuscire a stimarne il numero

PALERMO. Diecimila i cani randagi a Palermo? Forse sì. Ma forse anche no. È un dato che viene dato negli ultimi anni dagli esperti ma è un numero che in qualche modo adesso va verificato. E così i medici veterinari del canile di Palermo hanno avviato un lavoro dettagliato e scrupoloso in collaborazione con l'Università, per riuscire a stimare il numero dei randagi in città.
«Non si hanno dati scientificamente validi - spiega Francesco Francaviglia, responsabile dell'unità operativa di Igiene urbana al canile - sul fenomeno del randagismo a Palermo. È quindi necessario avviare un censimento. Con l'Università stiamo cercando di sperimentare un metodo, un sistema valido per stimare la popolazione dei quattro zampe in giro per le strade».
E così con la professoressa Ornella Giambalvo, docente di Indagini campionarie alla facoltà di Economia, è stata ideata un'indagine campione.
Il punto di partenza è quello di analizzare la città utilizzando la suddivisione in circoscrizioni. Il lavoro è partito dalla prima circoscrizione che è stata divisa idealmente in 4 quadranti. Per ognuno di questi sono stati identificati tre siti di osservazione: un'area verde o giardino, una piazza e una via preferibilmente con un locale frequentato. Ad esempio, nel quadrante identificato col numero uno, si è deciso di concentrare le osservazioni in piazza Marina e villa Garibaldi come spazi verdi, in piazza Magione per la piazza appunto e in via Candelai e strade limitrofe per la strada con locali.
In totale sono state effettuate 72 osservazioni in tre giorni. Il lunedì, il giovedì e la domenica, mattina e sera, sempre negli stessi orari: dalle 12,30 alle 13 e dalle 19,30 alle 20. Le verifiche sono state realizzate dai veterinari del canile in collaborazione con il mondo animalista.
«Abbiamo scelto di iniziare dalla prima circoscrizione - racconta Francaviglia - perché è la zona dove abbiamo una maggiore conoscenza degli animalisti che ci avrebbero aiutato. Durante le osservazioni abbiamo raccolto dati su tutti i cani che abbiamo avvistato, come la taglia, il sesso, lo stato di salute ed eventuali segni identificativi. Abbiamo consegnato a tutti i partecipanti una scheda da compilare dettagliatamente, segnalando anche la presenza di bar, ristoranti, di cassonetti dei rifiuti e le condizioni meteo».
Le schede sono poi state consegnate all'università e saranno analizzate dalla professoressa Giambalvo a settembre.
«Dal punto di vista teorico - spiega Ornella Giambalvo - sembra che abbiamo fatto una buona impostazione del lavoro. Questa indagine pilota ci serve anche per mettere a punto il metodo. Il primo obiettivo è quello di calcolare il numero dei cani randagi presenti nella prima circoscrizione. Il secondo è quello di mettere a punto una metodologia che possa essere poi riprodotta in tutte le circoscrizione e l'obiettivo finale, naturalmente, è quello di stimare tutta la popolazione dei quattro zampe senza padrone in città. Analizzando i dati raccolti capiremo anche se la nella scheda di rilevazione abbiamo individuato i luoghi giusti da monitorare. Ovviamente è un tentativo e dobbiamo restare cauti».

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